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giovedì 31 dicembre 2009

BUON ANNO!!!


Finisce questo 2009, anno che posso sicuramente definire di transizione, e si apre un 2010 con tante aspettative.
Auguro a tutti di vivere questo nuovo anno spensieratamente, in maniera istintiva, quasi infantile, per goderlo appieno, fino in fondo.
.....
Magari di corsa.

giovedì 24 dicembre 2009

Diabete e attività fisica: ottava parte - ruolo dell'attività fisica nel trattamento del diabete



I principali metodi di cura per il diabete sono la somministrazione di insulina (tipo 1), la dieta alimentare e l'esercizio fisico.
Il dosaggio di insulina viene regolato in maniera tale da permettere il normale metabolismo dei carboidrati, grassi e proteine. Nel caso del diabete di tipo 2 l'accento terapeutico viene posto sulla costruzione di una dieta bilanciata (eventualmente associata all'uso di ipoglicemizzanti orali) e sul controllo della composizione corporea.
Pima di descrivere il ruolo svolto dall'eserczio fisico nel trattamento del diabete vediamo come la concentrazione del glucosio nel sangue venga regolata, sia a riposo, sia durante l'esercizio fisico.

La glicemia rappresenta la principale fonte di energia per il cervello e la sua concentrazione nel sangue viene mantenuta entro limiti rigorosi per assicurarne un apporto costante. Se la glicemia si abbassa, il glucagone (ormone antagonista dell'insulina, secreto dal pancreas) stimola il fegato a rilascire glucosio (glicogenolisi) per riportarla alla normalità. Se la glicemia è troppo elevata (es. dopo pranzo), come abbiamo già detto, tocca all'insulina intervenire per riportare l'omeostasi.
Durante l'esercizio, il fegato deve liberare una quantità maggiore di glucosio (grazie all'aumento della secrezione di ormoni controregolatori, glucagone, adrenalina e, se l'esercizio dura a lungo, anche cortisolo e GH), per sostituire quello consumato dai muscoli, che lo hanno utilizzato come combustibile per la produzione di energia. Per facilitare questo processo, in corso d'esercizio, il livello di insulina nel sangue diminuisce, ed aumenta quello di glucagone; questi adattamenti permettono la liberazione di glucosio dai depositi.
E' importante notare che durante e (per un certo periodo) dopo l'esercizio fisico, i muscoli presentano una sensibilità insulinica più elevata; ciò vuol dire che il glucosio viene assorbito più velocemente a livello muscolare. Questa accresciuta sensibilità insulinica è uno dei motivi che rendono utile l'esercizio nel trattamento del diabete.
ESERCIZIO FISICO E DIABETE
Anche se non disponiamo di dati definitivi che indichino che uno stile di vita fisicamente attivo possa prevenire il diabete (anche se da un punto di vista "evolutivo" l'uomo è nato e si è formato con il movimento, quindi è abbastanza normale pensare che con il movimento esso possa conservarsi in salute), la maggior parte dei medici concorda nel ritenere l'attività fisica un elemento fondamentale del piano di trattamento (l'attività fisica costante permette di eliminare il glucosio nel sangue, garantendo un riequilibrio dello stesso; il muscolo in movimento consuma glucosio 20 volte di più rispetto ad un muscolo fermo).
L'esercizio fisico, specie se aerobico (ma non esclusivamente), è quindi, parte integrante del piano di cura del diabete mellito.
La prima osservazione storica sull'argomento risale alla prima metà del 1800 ed è presente nel libro "Memorie di un diabetico" in cui l'autore, medico e diabetico, riferiva che dopo un pasto abbondante (accompagnato da un buon vino) era solito percorrere di corsa i boulevard di Parigi, ricavandone grande giovamento sul suo fisico.
La prima osservazione scientifica, invece, risale al 1926 (5 anni dopo la scoperta dell'insulina da parte di Banting), anno in cui Lawrence, medico inglese e diabetico, pubblico sul British Medical Journal un articolo in cui dimostrava su se stesso che un'iniezione di 10 unità di insulina produceva un abbassamento glicemico molto maggiore e più rapido se era seguita da un esercizio fisico piuttosto che se si restava a riposo.
Per il sinergismo d'azione del lavoro muscolare e dell'insulina, l'esercizio fisico venne quindi considerato un "pilastro" della terapia del diabete (1959).
Negli anni 70 - 80, il miglioramento degli schemi terapeutici fece un po' dimenticare l'importanza dell'esercizio, nell'ultima decade del 1900 e in questi primi anni del 2000, invece, l'attenzione del mondo medico si è focalizzata sulla qualità della vita e dunque anche su un aspetto non secondario di essa, quello dell'attività fisica e sportiva (nella fattispecie è da evidenziare nel nostro paese la presenza dell'ANIAD - Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici), anche grazie alla presenza di figure competenti e professionali come i laureati in Scienze Motorie e in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattative.
Ricordiamo anche che, oltre all'importanza "fisica" dell'esercizio nella terapia del diabete mellito, esiste anche una fondamentale valenza psicologica, collegata all'aumento del senso di benessere e di sicurezza e quindi alla diminuzione di ansia e depressione, con maggiore senso di autostima e sensazione di "potenza" nei confronti della malattia.
Le attività fisiche adatte al diabetico (soprattutto se non sportivo, ma che si avvicina al movimento-terapia) sono quelle di tipo aerobico, specie se effettuate ad intensità media, perchè dal punto di vista metabolico vengono svolte utilizzando a scopo energetico una miscela di acidi grassi e glucosio, intaccando così solo in minima parte le scorte di glicogeno epatico con, quindi, alta resa energetica, minor rischio di ipoglicemia e riduzione dei lipidi ematici e del rischio cardiovascolare. Quindi camminate, bicicletta, nuoto, corsa, sci di fondo... praticate almeno tre volte a settimana (meglio sarebbe quotidianamente) per circa 30 - 45', tenendo sotto controllo l'intensità dell'allenamento che non dovrebbe superare il 70% del massimo consumo di ossigeno (circa l'80% della massima frequenza cardiaca). questo tipo di attività è assolutamente praticabile in palestra, sotto la guida attenta e responsabile di un trainer preparato.
Una consapevole attività sportiva si può effettuare anche in presenza di eventuali INIZIALI complicanze. L'obiettivo è quello di contribuire al mantenimento di un'accettabile qualità della vita evitando, però, di sovraccaricare o addirittura danneggiare l'organo sede della (o delle) complicanze.

Diabete e attività fisica: settima parte - complicanze del diabete mellito


Le due distinte condizioni morbose descritte (diabete mellito di tipo 1 e 2) hanno in comune il fatto di provocare un innalzamento dei livelli glicemici e provocare alterazioni a carico di numerosi organi ed apparati.
Una complicanza molto frequente è l'aterosclerosi (macroangiopatia diabetica), la cui comparsa ed evoluzione risultano favorite non solo dalle alterzioni del metabolismo lipidico (glicosilazione di HDL e LDL), ma anche dal fenomeno della glicosilazione delle proteine presenti sulla membrana basale della tonaca intima della parete arteriosa. E' responsabile dell' 80% delle morti.
L'aterosclerosi interessa prevalentemente le arterie coronarie, quelle cerebrali, quelle delle estremità nonché quelle del microcircolo, inducendo, in questo caso, la cosidetta microangiopatia diabetica, vasculopatia tipica del diabete mellito (95% dei pazienti con diabete manifesto).
Altre complicanze riguardano i reni (nefropatia diabetica, insufficienza renale cronica ed infezioni urinarie), gli occhi (oculopatia diabetica con opacizzazione del cristallino - cataratta - riportabile forse ad una glicosilazione delle proteine del cristallino), il sistema nervoso (neuropatia diabetica, alterazioni della sensibilità e della propriocezione) e lesioni dei piedi (piede diabetico, ulcerazioni) che, in genere, sono conseguenza delle modificazioni fisiopatologiche delle altre complicanze (soprattutto neuropatia e angiopatia), che agiscono come fattori predisponenti nell'azione di agenti lesivi esogeni.

sabato 19 dicembre 2009

Run&motion si ferma per le vacanze...


Allora... martedi scorso (15/12), si è corso l'ultimo run&motion del 2009. Giornata che definire fredda è forse farle un complimento, periodo vacanziero/natalizio/regalifero, qualche piccolo infortunio per qualcuno (Linda, Marina e Paride con qualche lieve problemino di gola, Luca con la schiena ballerina), qualche contrattempo un po' più importante per altri (vero Miri?), in definitiva, 15' prima della partenza non si era ancora presentato nessuno. Bugia. Uno c'era, il mitico Gianni "The Bank" Pandoro, dopo una pacata (!!) discussione con la sua (adorata) mogliettina (Lucy...) che cercava di dissuaderlo dal cimentarsi nella prova podistica, alzava la mano e si dichiarava presente e pronto ad affrontare le intemperie.
Che fare... Sicuramente, la situazione non invogliava ad uscire.
Però, c'è sempre un però, nel giro di pochi minuti l'ambiente cambia radicalmente... arriva Matteo che dimenticandosi dell'uscita outdoor, si rassegna a correre sul tappeto (aveva con sé solo pantaloncini e canotta) e, alla spicciolata, si presentano Luciano "The Worker" Callegarin, Paolo "Law & Order" Rilla e Davide "Tiger Man" Badano. Il dado è tratto. Ci si cambia alla svelta e, affiancato dai miei quattro fidi moschettieri Gianni, Davide, Luciano e Paolo (a rischio, in quanto appena uscito da un ciclo di antibiotici... ciò che non ci uccide ci rende più forti...), ho condotto questa ultima uscita targata 2009.
Che dire, forse il freddo pungente, forse l'armonia creatasi nel piccolo gruppo, forse che i miei moschettieri sono (finalmente) entrati in forma, o forse un po' di tutto ciò, ma abbiamo divorato i 5,5 km del percorso in poco più di 30'. Una prestazione da record, che rimarrà nella nostra memoria per parecchio tempo...

Saluto questo 2009 che ha visto a settembre la nascita di run&motion, quasi in sordina, ma che ha visto anche, in brevissimo tempo, la sua esplosione (uscite con una ventina di persone!!!!), diventando, almeno per me, l'appuntamento più atteso della settimana "palestrifera".
Un bocca al lupo a Mirella. Ti aspettiamo!!!

domenica 13 dicembre 2009

Diabete e attività fisica: sesta parte - aspetti della sindrome diabetica


Per comprendere come le numerose manifestazioni patologiche fanno la loro comparsa nei pazienti affetti da sindrome diabetica è necessario tenere presente che esse derivano da gravi turbe del metabolismo dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine con estensioni al ricambio idro - elettrolitico e con interferenze reciproche.
La deficienza di insulina (tipo 1) o la mancata ricezione cellulare del segnale di cui questo ormone è messaggero (tipo 2) provoca essenzialmente:
- riduzione della penetrazione intracellulare e dell'utilizzazione di glucosio che, quindi, si accumula nel sangue (iperglicemia);
- riduzione del contenuto proteico per trasformazione degli aminoacidi glucogenetici delle proteine con conseguente aumento della glicemia;
- incremento della lipolisi che comporta mobilizzazione dei lipidi dai depositi ed alterazioni del metabolismo lipidico.
Da quanto è stato detto si deduce che l'iperglicemia è il sintomo chiave della sindrome diabetica in quanto comporta un vero e proprio spreco di glucosio che si aggrava ulteriormente al superamento della soglia renale, con passaggio di zucchero nelle urine.
La carenza di glucosio in sede intracellulare fa sì che venga esaltata la lipolisi così che nel sangue vadano riversati gli acidi grassi che, quindi, raggiungono il fegato.
Qui seguono due destini biochimici, vengono esterificati in trogliceridi ed incorporati nelle lipoproteine e nuovamente mobilizzati nel sangue, oppure vengono ossidati ed utilizzati nei mitocondri (centrali energetiche cellulari). La conseguenza di questa seconda via è la formazione in eccesso di alcuni metaboliti dei grassi, ed in particolare i cosidetti corpi chetonici (ac. acetoacetico, acido beta-idrossibutirrico, acetone), che vanno ad accumularsdi nel sangue (chetonemia), dove, ac. acetoacetico e beta-idrossibutirrico (che sono acidi forti) rilasciano idrogenioni, deteerminando uno stato di acidosi metabolica (chetoacidosi). I corpi chetonici che si formano in eccesso nel tipo 1 vengono eliminati con l'urina (chetonuria).
La situazione è aggravata del fatto che la presenza dei suddetti ac. forti nel lume dei tubuli richiama, dal sangue, lo ione sodio, insieme al quale essi passano nell'urina. Diminuisce, in seguito a ciò, la concentrazione di sodio nel sangue, nel qual viene sostituito da idrogenioni, con conseguente aggravamento dello stato di acidosi. Se questa non viene compensata, possono intervenire il come diabetico e la morte.
Per quel che riguarda il metabolismo proteico, l'eccessiva neoglucogenesi comporta una riduzione delle masse muscolari per depauperamento di proteine, fenomeno questo che, insieme alla ridotta o mancata utilizzazione del glucosio è responsabile della sensazione di fame che induce polifagia.
C'è da ricordare, parlando di proteine, che esse sono danneggiate dall'eccessiva presena di glucosio nel sangue, tramite il fenomeno biochimico noto come glicosilazione (reazioni di Maillard o di imbrunimento, con formazione dei prodotti di Amadori, che a loro volta formano strutture irreversibili - AGE - che si legano alle proteine adiacenti), in conseguenza del quale viene alterata la funzione di proteine enzimatiche e strutturali generando complicanze.
La prima proteina glicosilata scoperta nei diabetici fu l'emoglobina (alterata nella sua catena beta). In realtà una piccola quantità di emoglibina glicosilata è presente anche nel sangue dei soggett sani, ma la concentrazione di essa aumenta considerevolmente in quello dei pazienti diabetici, tanto che il dosaggio dell' emoglobina glicosilata (valori normali inferiori al 6%) viene frequentemente incluso fra le prove di laboratorio che si effettuano per porre la diagnosi di diabete mellito e della gravità dello stesso.

lunedì 7 dicembre 2009

Diabete e attività fisica: quinta parte - diabete mellito di tipo 2


Questa patologia si differenzia dalla precedente essenzialmente per le seguenti ragioni:
- esordio tardivo (oltre 40 anni);
- colpisce preferibilmente soggetti obesi o in forte sovrappeso;
- non è presente in parti del mono dove si soffre la fame od in cui la vita media è corta (era scomparso durante le Guerre Mondiali);
- non è una malattia autoimmune;
- presenta una notevole familiarità (concordanza fra gemelli omozigoti del 90%).
Le cause dello sviluppo di tale patologia si possono comprendere bene tenendo presente che esso colpusce soggetti sovrappeso od obesi che sono tali in conseguenza di una lunga abitudine all'iperalimentazione.
Questa comporta una maggior assunzione alimentare di carboidrati con conseguente iperglicemia che stimola la produzione di insulina, inducendo iperplasia delle cellune beta e determinando un aumento della concentrazione ematica dell'ormone (iperisulinemia). Questa condizione si riflette in una minor sintesi dei recettori per l'insulina e in una riduzione della loro capacità di legare questo ormone a causa del fenomeno denominato down regulation. Si riduce conseguentemente la possibilità di rifornimento cellulare di glucosio probabilmente aggravata, in alcuni casi, anche da altri difetti collegati al meccanismo d'azione dell'insulina e da problemi relativi al trasporto di glucosio attraverso la membrana da parte dei GLUT.
Tali situazioni possono portare ad un esaurimento delle cellule beta con possibilità di evoluzione verso il diabete di tipo 1.
Caratteristiche del diabete di tipo 2:
- è insulino indipendente;
- è molto frequente (85 % dei casi di diabete);
- non è chetoacidosico;
- può essere controllato con lo stile di vita;
- è provocato dal tipo di alimentazione e dal sedentarismo;
- è in costante aumento nel mondo (si calcola che nel 2020 vi saranno circa 250 milioni di persone malate);
- è gravato da una mortalità elevata per malattie cardiovascolari.

domenica 29 novembre 2009

La Maratona di Firenze... vista dalla TV


Oggi si è corsa la 26° edizione della Firenze Marathon. L'anno scorso ho corso questa gara. Un tempo apocalittico, freddo, pioggia, era la mia prima prova sui fatidici 42 k, nessuna preparazione specifica... una fatica terribile, anche se, alla fine, ho concluso con un tempo più che decente.
Sono, nonostante tutto, molto legato a questa manifestazione, che mi piacerebbe, prima o poi, rivivere da protagonista, da runner.
Questa mattina alle 9.20 ero già sintonizzato su rai2 per godermi lo spettacolo. La giornata, fortunatamente, questa volta era bella, un pallido sole, poco vento, temperatura mite. La giornata ideale.
Vedere dalle riprese televisive il fiume di gente radunata in piazzale Michelangelo, lo sparo dello starter, le meravigliose vie di Firenze, mi ha lasciato un piccolo vuoto dentro, una leggera nostalgia che, nonostante ci siano già alcuni progetti in cantiere per la primavera, mi fa pensare in anticipo al novembre prossimo.
E poi gli atleti, i e le top runner, la gente comune, quelli che corrono forte e quelli meno, i rifornimenti, la zoppia del giorno dopo, la gara delle famiglie, l'emozione del traguardo e della medaglia al collo, brividi che solo una prova come la maratona può regalare mi hanno dato un raggio di sole in una domenica piovosa e grigia.
Quest'anno Firenze si è superata, numerosi atleti di prima fascia, ospiti runner di qualità come Cassani e Pizzolato, alcuni maratoneti di ottimo livello come l'esperto, ma sempre brillante DRAGO CAMILLO (detto Renzo), al quale sono stato, virtualmente, al fianco per tutti i 42 k, che credo abbia chiuso alla grande.
Beh Firenze, aspettami, perchè ho voglia di tornare (e mi sa che anche Marina e Paride sono d'accordo con me!!).

sabato 28 novembre 2009

Diabete e attività fisica: quarta parte - diabete mellito di tipo 1


E' determinato dalla progressiva riduzione, che culmina con la completa distruzione, delle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas che sintetizzano e rilasciano nel sangue l'ormone insulina, la cui concentrazione si riduce progressivamente fino alla completa assenza.
Il danneggiamento delle cellule beta è causato dalla progressiva distruzione di queste ad opera del sistema immunitario, per cui il diabete mellito di tipo 1 va considerato sotto tutti gli aspetti una vera e propria malattia autoimmune, che si instaura sulla base di una predisposizione geneticamente determinata, che agisce quando, nel corso della vita, intervengono anche determinati fattori ambientali.
Si ritiene che i geni, detti diabetogeni in quanto predispongono al diabete, agiscano coi loro prodotti in vario modo, ad esempio modificando la struttura antigenica delle cellule beta, per cui le molecole espresse sulla superficie di queste presentano modificazioni strutturali che le fanno riconoscere come estranee dal sistema immunitario, che imbastisce verso di esse una risposta sia di tipo anticorpale che cellulomediata.
Il ruolo dei fattori ambientali è dimostrato dal fatto che, nei gemelli omozigoti, la malattia si manifesta solo nel 50% dei casi, dal fatto che meno del 20% dei diabetici ha genitori o fratelli anch'essi malati e da test dove, i malati trattati con ciclosporina (che riduce l'immunità), hanno dei miglioramenti. I fattori ambientali che favoriscono l'innesco del processo sono in genere fattori virali (parotite, mononucleosi, rosolia), che fanno creare anticorpi che attaccano le cellule beta. E' chiaro che non tutti gli individui che sviluppano infezioni virali avranno l'evolversi della malattia, perchè occorrono fattori permissivi, come già detto, per lo più genetici.
Caratteristiche del diabete di tipo 1:
- iperglicemia per la mancata secreszione di insulina (per esempio post - prandiale);
- perdita di peso: demolizione di grassi e proteine (atrofia muscolare);
- polifagia, polidipsia, poliuria;
- tendenza alla chetogenesi;
- suscettibilità al coma (dovuto alle altre concentrazioni di corpi chetonici);
- esordio improvviso e precoce (generalmente entro i 20 anni).

Diabete e attività fisica: terza parte - insulina


L'insulina è uno dei due ormoni secreti dal pancreas (l'altro è il glucagone, che ha funzioni opposte) e partecipa alla regolazione del livello del glucosio nel sangue. L'insulina interviene nei casi di iperglicemia (aumento della concentrazione di glucosio ematico).
Alcuni degli effetti dell'insulina sono:
- facilitare il trasporto di glucosio alle cellule, in particolare a quelle del tessuto muscolare e del tessuto connettivo;
- promuovere la glicogenesi;
- inibire la neoglucogenesi.
La principale funzione dell'insulina è, quindi, quella di ridurre la quantità di glucosio in circolo nel sangue; ma essa agisce anche sul metabolismo delle proteine e dei grassi, promuovendo la captazione cellulare degli aminoacidi e aumentando la sintesi proteica e lipidica. E' un ormone anabolico.
L'insulina è costituita da 51 aminoacidi, ha un peso molecolare di 5732 e viene secreta dalle cellule beta del pancreas. E' formata da due catene (A e B9 unite da ponti disolfuro.
Nella terapia della sindrome diabetica, in passato, veniva usata insulina di derivazione animale (soprattutto suina), questo tipo di trattamento, nel medio/lungo periodo poteva dare dei problemi per le differenze strutturali delle insuline (quella suina differisce da quella umana perchè ha la treonina al posto dell'alalnina come 30° aminoacido). Il problema oggi non sussiste più perchè con l'ingegneria genetica si sintetizza insulina umana.
In realtà le cellule beta del pancreas producono pro-insulina, che consiste praticamente nella molecola di insulina legata ad un peptide particolare (peptide C). Nel momento di bisogno (iperglicemia) la risposta è molto rapida perchè non è legata alla sintesi dell'insulina, ma semplicemente al distacco del peptide C.
Il peptide C in circolo è inattivo, ma è utile per fare il dosaggio dell'insulina.
L'insulina attiva i trasportatori del glucosio, il segnale insulinico determina a livello della cellula la fosforilazione di una proteina che, a sua volta, fa esprimere in membrana i canali per il glucosio, permettendo quindi l'entrata dello zucchero. Quando il segnale insulinoco cessa i trasportatori del glucosio vengono endocitati.
Esistono diversi trasportatori:
GLUT 1: si trova nelle cellule endoteliali;
GLUT 2: si trova negli organi che liberano glucosio nel sangue (es. fegato);
GLUT 3: si trova nei neuroni cerebrali, ha alta affinità per il glucosio;
GLUT 4: si trova nelle cellule che assumono glucosio in grande quantità: muscolari e adipose;
GLUT 5: si trova nell'intestino e nel ren, ma la sua fnzione non è ancora del tutto chiara.

martedì 24 novembre 2009

Corsa campestre



Domenica scorsa (22/11), Paride si è "scontrato" con la sua prima gara ufficiale, una corsa campestre, svoltasi a Savona, in un parco appositamente preparato per l'evento con un circuito di 600 m ricco di saliscendi, tutto rigorosamente "in natura", in perfetto stile campestre.
L'agitazione per la corsa, già palpabile sabato pomeriggio, è esplosa domenica mattina, con una sveglia all'alba e una parlantina addirittura più fluente e sciolta del solito (!!!).
Gli istanti prima della gara sono stati al cardiopalma, i ragazzi dovevano completare un solo giro del percorso, quindi si doveva correre forte, ma non troppo da subire gli strappi in salita, l'emozione era grande.
C'era un buon numero di bambini iscritti, tutti piuttosto navigati, con esperienza, infatti gareggiavano le annate 1998 e 1999. Paride, essendo di dicembre 99, era, come al solito, il più piccolo di tutti.
Bene, tutti sulla linea di partenza, pronti e via!!! Allo sparo c'è stata una partenza impressionante, sembrava di assistere ad un 200 m in pista.... Paride è scattato subito in testa e, con una condotta di gara a dir poco spregiudicata, ha macinato almeno 400 m davanti a tutti, filando come un treno. Poi l'acido lattico, la salita e l'inesperienza si sono fatte sentire e, sull'ultima rampa, non è più riuscito a reggere il ritmo dei più forti, finendo la gara in quinta o sesta posizione.
Si è comportato da vero campione. Ha dato tutto e quello era l'importante, ha finito stremato la gara e ha preso coscienza dei suoi attuali limiti. Ha fatto esattamente quello che doveva fare. Da vero runner!!!

domenica 22 novembre 2009

Diabete e attività fisica: seconda parte - fisiopatologia


Come abbiamo già ricordato, il tasso di glucosio circolante si aggira normalmente attorno ad un valore assai stabile (80 - 100 mg/dl sangue), con lievi oscillazioni in più dopo i pasti ed in mano in condizioni di digiuno. In condizioni di digiuno, la costanza del livello glicemico è assicurata dalla continua immissione in circolo di glucosio dal fegato, ad opera dell'enzima glucosio - 6 - fosfatasi microsomiale.
Nella sindrome diabetica la glicemia si mantiene costantemente al di sopra del valore normale e può raggiungere anche valori di 300 - 400 mg/dl di sangue.
Nelle malattie diabetiche di tipo 1 e 2, l'iperglicemia stabile è preceduta da un periodo più o meno lungo in cui si possono avere saltuari episodi iperglicemici, specialmente in rapporto con situazioni (stati emozionali, disordini alimentari, malattie infettive) che di per sè determinano iperglicemia, normalmente controllata e transitoria. Si parla allora di stato prediabetico o diabete latente: si verifica cioè una situazione di intolleranza al glucosio, che si rivela solo in condizioni di emergenza.
Possiamo rilevare questa intolleranza con la curva da carico con glucosio:
dopo somministarzione orale di una forte quantità di glucosio (1,75g/kg), nel soggetto sano la glicemia si innalza rapidamente ed altrettanto rapidamente scende per raggiungere valori inferiori a quelli basali, mentre nel soggetto diabetico, il livello glicemico, già in partenza superiore al normale, raggiunge valori molto alti e su questi resta a lungo, ritornando alla situazione precedente il trattamento in maniera molto lenta (anche dopo molte ore). Nel soggetto prediabetico si ha la tendenza al comportamento di tipo diabetico anche se su valori quantitativamente minori.
Il passaggio da prediabete a diabete conclamato è rapido nel diabete di tipo 1, mentre è graduale in quello di tipo 2 (in quest'ultimo caso con alcune manifestazioni acute di iperglicemia che ritornano lentamente ad uno stato di quiete).
Per la diagnosi di diabete la caratteristica più importante è costituita dalla glicemia a digiuno (fasting plasma glucose, FPG), esame che viene utilizzato anche a livello di screening negli individui con più di 45 anni, mentre il carico con glucosio (test orale od endovenoso) viene utilizzato come esame di secondo livello.
Criteri per la diagnosi di diabete mellito:
- sintomi del diabete associati a glicemia su prelievo ematico in relazione ai pasti > 200 mg/dl;
- glicemia a digiuno > 126 mg/dl;
- glicemia a due ore> 200 mg/dl in corso di carico orale con glucosio.
Sintomi principali del diabete:
- orinazione frequente (poliuria);
- sete eccessiva (polidipsia);
- polifagia;
- disturbi improvvisi della vista;
- formicolio o insensibilità alle mani e ai piedi;
- ferite che si rimarginano molto lentamente;
infezioni più frequenti del solito (per aumento degli zuccheri su cute e mucose, con proliferazione batterica).

Le due forme più comuni di diabete (tipo 1 e tipo 2) sono due malattie completamente diverse, sia dal punto di vista della patogenesi che della predisposizione genetica che del trattamento. Il tipo 1 ha un picco di incidenza attorno ai 10 anni , è molto grave ha un'evoluzione rapida e una forte tendenza alla chetoacidosi, mentre il tipo 2 compare spesso dopo i 30 anni, si manifesta con un andamento lento ed è, almeno per un certo periodo, più facilmente controllabile a livello dietoterapico. Nella maggior parte dei casi, il diabete di tipo 1 ha un'origine immunologica ed è dovuto, quindi, ad un attacco autoimmune contro le cellule beta del pancreas, con conseguente loro progressiva distruzione e blocco della produzione di insulina. Nel tipo 2, il pancreas è sano, così come le cellule deputate alla produzione di insulina (cellule beta). L'insulina è presente o addirittura aumentata, il problema è infatti dovuto ad una condizione di resistenza cellulare all'insulina, che può, però, nel lungo periodo, portare ad una sua insufficiente produzione. Il termine resistenza all'insulina indica una condizione in cui la risposta biologica indotta da una concentrazione "normale" di insulina nel sangue è inferiore a come dovrebbe essere. La funzione principale dell'insulina è quella di facilitare il trasporto di glucosio dal sangue alla cellula, nel caso di resistenza all'insulina per trasportare una data quantità di zucchero nella cellula occorre molta più insulina che nella norma.
Il termine sensibilità all'insulina è correlato alla resistenza all'insulina, e fornisce un indice di efficacia di una data concentrazione di insulina nel sangue: la resistenza insulinica diminuisce con l'aumentare della sensibilità.

domenica 15 novembre 2009

Diabete e attività fisica: prima parte - definizione


Sotto il termine diabete mellito sono comprese alcune sindromi, differenti tra loro per eziologia, patogenesi e decorso clinico, ma aventi tutte in comune il sintomo iperglicemia persistente a digiuno, cioè aumento della concentrazione ematica del glucosio (che in condizioni normali è compresa tra 80 - 100 mg/dl di sangue), associata a poliuria (emissione di una maggiore quantità di urina) ed a glicosuria (glucosio nelle urine) se la glicemia supera il livello di 180 mg/dl di sangue (soglia renale per il glucosio). Fino all'avento dei moderni test di laboratorio la diagnosi di diabete veniva fatta assaggiando le urine dei pazienti, se queste erano dolciastre, si dimostrava così la presenza del glucosio.
Etimologicamente il termine diabete deriva dal greco e significa "passare attraverso", mentre il termine mellito dal latino "mellitus", che significa miele, per enfatizzare rispettivamente il significato della poliuria (passaggio di acqua attraverso il rene) associata alla glicosuria (urina dolce come il miele).
Le varie sindromi di diabete mellito vengono suddivise in due grandi famiglie, diabete mellito primario e diabete mellito secondario. Quello primario comprende le due forme più importanti e diffuse e cioè:
a) il diabete mellito insulino dipendente (IDDM - Insulin Dependent Diabetes Mellitus), detto anche di tipo 1 ed indicato in passato come diabete giovanile per la precosità del suo esordio;
b) il diabete mellito non insulino dipendente (NIDDM - Non Insulin Dependent Diabetes Mellitus), detto anche di tipo 2 ed indicato in passato come diabete dell'adulto;
e altri due tipi di diabete, e cioè il diabete gestazionale che si sviluppa nel 2 - 5% di tutte le gravidanze e colpisce la donna incinta ed il feto. Per fortuna, generalmente, regredisce dopo il parto sia nella madre che nel bambino, ma durante la gravidanza può causare complicazioni; e la disfunzione della glicemia a digiuno, che distingue i casi borderline di diabete. Un livello plasmatico di glucosio compreso tra 110 mg/dl e 125 mg/dl, dopo 8 ore di digiuno, viene considerato come una disfunzione della glicemia a digiuno.
Il diabete secondario comprende altre forme di diabete mellito che si manifestano in conseguenza di altre patologie.
Il diabete mellito è una condizione patologica molto grave , non solo per la sua notevole incidenza, ma anche perchè, provocando notevoli alterazioni metaboliche, diventa responsabile col tempo della comparsa, dapprima subdola e poi chiaramente manifesta, di complicanze a carico del sistema circolatorio, del sistema nervoso, dei reni e degli occhi.
Col termine diabete insipido e diabete renale vengono indicate altre patologie, completamente diverse dal diabete mellito: il primo è una malattia caratterizzata da gravissima poliuria con emissione di urina a bassissimo peso specifico e altrettanto forte polidipsia (ingestione di acqua) ed è causato dall'assenza di ormone antidiuretico (ADH) secreto dalla neuroipofisi o dall'assenza dei recettori per questo ormone nelle cellule tubulari del rene, mentre il secondo è un'affezione caratterizzatat da glicosuria senza concomitante iperglicemia, per un difetto nel riassorbimento tubulare del glucosio.

domenica 8 novembre 2009

Una recensione


Vorrei parlare di un libro. Di un bel libro che, a mio modestissimo parere, non dovrebbe mai mancare nella biblioteca di un "vero" runner.
E' un volume del 2005, edito in Italia da Piemme (prima edizione 2006), dal titolo "ULTRAMARATHON MAN confessioni di un corridore estremo". L'autore è Dean Karnazes, runner statunitense (dalle percepibili origine greche), ultramaratoneta leggendario e uomo di punta del team "The North Face".
Non vorrei soffermarmi troppo sull'autore e sulle sue imprese visto che è facilmente rintracciabile su www.ultramarathonman.com e comunque sul libro è dato ampio risalto al suo passato e presente sportivo, ma vorrei, più che altro, cercare di raccontare il viaggio che Karnazes spiega attraverso le pagine, perchè penso che, con le dovute proporzioni, sia simile a quello che tutti i runner compiono ogni volta che mettono le scarpette per uscire a correre.
In fondo, da un punto di vista strettamente "letterario", il libro è piuttosto scontato, l'autore racconta (forse anche romanzandoci un po' sopra) la sua storia, come è arrivato alla corsa, le sue imprese (che sono veramente mirabili e degne di ammirazione e rispetto), la fatica ed i sacrifici per raggiungere traguardi impossibili anche solo per il pensiero dell' "uomo comune", la cronaca di una competizione massacrante (la Western States Endurance Run, 100 miglia, cioè 160 km da compiere possibilmente in 24 ore, attraverso i canyon e le montagne della Sierra Nevada, in California) e di altre mirabolanti avventure podistiche, la sua alimentazione e i suoi metodi di allenamento, tutta cioè roba già più o meno vista in altri testi, ma, quello che rende diverso, unico questo libro, è ciò che si vede tra le righe, l'emozione che si prova correndo è palpabile nel racconto dell'autore, quel piccolo brivido che ogni runner sperimenta quando affronta una corsa (che sia di 5 o di 50 km) emerge in ogni pagina, in ogni singola parola, è difficile spiegare a chi non ha mai corso, ma è come se al posto dell'inchiostro siano stati usati sudore, fatica, sbuffate, sorrisi, crampi, lacrime... corsa. Ecco, quello che questo libro ha di diverso è che è corsa vera. Ci si emoziona, ci si gasa, si sente male alle gambe quando si sfogliano le pagine, è vero quanto riportato da una rivista statunitense "il racconto di una bruciante passione". E' così. Perchè il running fatto con il cuore (più che con le tabelle ed il cronometro) brucia sul serio, e perchè in fondo ognuno di noi è un corridore estremo, non bisogna macinare centinaia di chilometri con le gambe per essere tali, bisogna viverli con il cuore, con l'anima, e ogni volta che infiliamo le scarpe e magari fuori fa freddo, o piove o uno dei miliardi di problemi che abbiamo quotidianamente ci sembra più insormontabile del solito, beh in quel momento anche noi siamo "ULTRAMARATHON MAN".
Ho letto questo libro quando è uscito tutto di un fiato, quasi come una 10 km, mentre adesso, lo assaporo lentamente, come una maratona, leggiucchiando qualche paginetta ogni tanto e respirandolo fino in fondo.
Mi è piaciuto molto.

domenica 1 novembre 2009

Mangiare per correre



Come alimentarsi prima di una competizione podistica di lunga durata (es. maratona)?

Beh, è sicuramente una bella domanda, alla quale non è facile rispondere in maniera specifica, ma è possibile, almeno, fissare delle linee guida generali.

Circa trenta anni fa, nasceva, e grazie ad alcune prestazioni importanti, da parte di atleti del Nord Europa, diventava immediatamente nota, una prescrizione dietetica, nota successivamente come Dieta Dissociata, che garantiva agli sportivi che si dedicavano alle discipline di resistenza, una ottimale scorta energetica per affrontare la performance.

Questo tipo di ripartizione alimentare (che illustrerò a breve) permetteva di riempire in maniera massimale (od addirittura supercompensare, cioè anche un po’ più del massimo) i serbatoi corporei di zuccheri, in modo da non avere cali energetici durante le competizioni. La dieta dissociata, consisteva, nell’ultima settimana prima della gara, in un regime povero di carboidrati per tre giorni (l’obiettivo era quello di affamare i muscoli), seguito da tre giorni con un apporto glucidico esagerato. Nei tre giorni di scarico gli allenamenti erano particolarmente intensi, mentre erano blandi nelle tre giornate di carico. Le scorte di glicogeno, il giorno della gara, erano in tal modo un po’ superiori rispetto alla norma. Lo scopo era quindi quello di ottenere una maggior autonomia chilometrica per l’atleta.

Nonostante, ormai le scienze dell’allenamento e dell’alimentazione (compreso lo stesso inventore di tale dieta, il fisiologo danese Saltin) abbiano archiviato tale pratica, essa presenta, magari con alcune varianti, ancora molti cultori, impermeabili a qualunque segnalazione di rischio ad essa associata.

Il problema dove si pone. A livello della performance si crea, a pochi giorni dalla gara, una perturbazione dell’omeostasi dell’organismo, con conseguenze dirette di depressione, irritabilità, debolezza estrema, diarrea, vertigini e altri numerosi disagi riportati in letteratura e dall’esperienza pratica. Opinione generale è che tali rischi siano decisamente superiori agli effettivi benefici.

Il mio consiglio operativo prima di una competizione è semplicemente quello di mangiare in modo equilibrato e completo, dando il giusto spazio agli alimenti glucidici per eccellenza come pasta, pane, riso (meglio se integrali) e patate; in tavola non devono mai mancare la verdura e la frutta, accompagnando il tutto con un alimento proteico preferibilmente magro.

La sera prima della gara sarà quella dedicata al carico glucidico, lasciando stare le abbuffate, che non faranno altro che appesantirci e renderci il sonno inquieto ed insoddisfacente, ma limitandoci quindi, ad una buona cena, più ricca ed abbondante del solito, con buone quantità di carboidrati complessi, frutta e verdura e una piccola quota proteica. Cercheremo di cenare presto, in modo da avere il tempo di digerire prima di coricarci.

Quindi, alla fine, le raccomandazioni sono sempre le stesse. Equilibrio, scelta di nutrienti sani, salutari e il più vicino possibile alla nostra storia, alla nostra evoluzione.

E la mattina dopo…. Correre….!

sabato 24 ottobre 2009

Scarpe nuove


Non ne potevano più... le mie fedelissime "Mizuno wave precision 9" mi stavano lentamente abbandonando.... Se devo dirla tutta la colpa è un po' mia, sono scarpe che, ormai, hanno più di 10 mesi di vita e che hanno macinato parecchi chilometri, maratona di Roma compresa. Le raccomandazioni di tutti gli addetti ai lavori consigliano di non superare gli 800 - 1000 km per paio di scarpe, io credo di averne corso più del doppio... Ma ci stavo così bene...
Beh, almeno posso dire che sono state un paio di scarpe resistenti ed efficienti.
Sono consapevole di non essermi comportato in maniera del tutto professionale...
Per farla breve, oggi pomeriggio, siamo (io, Mary e Paride) partiti all'attacco per l'acquisto del nuovo paio di scarpe (tipo quelli che vanno al concessionario per comprare la macchina nuova). Mi sono documentato molto su tutte le marche che avrei trovato al negozio, ma chiaramente la prima scelta sarebbe stata la "Mizuno wave precision 10", l'evoluzione della mia vecchia scarpa.
Non c'era. Finita....
Allora, armato del mio foglietto magico, con sopra annotati prezzo e peso di una trentina di modelli mi sono buttato in caccia. Il risultato è stato una lunga ed estenuante battaglia con il negoziante, ma alla fine, di comune accordo, la scelta è caduta su un paio di Brooks (mai corso con questa marca), che consigliate dal venditore (descritte come equivalenti delle precision) e risultanti dai miei dati pesanti come le precision, mi calzavano come un guanto. Ottima sensazione nei piedi, leggere, comode, anche dopo averci camminato tutto il pomeriggio.
Il modello si chiama "Summon", e sarà il mio fedele compagno di allenamento nei mesi a venire.

domenica 18 ottobre 2009

La ricompensa




Tumtum tum, tumtum tum, il battito del cuore accompagna, ritmico come un metronomo, la mia ascesa. Le gocce di sudore, che scendono copiose sulla fronte e sulla faccia, in questa torrida giornata estiva, ricordano le acque limpide di una cascata montana. Oggi avrò la mia ricompensa, oggi nessuno potrà impedirmi di raggiungerla.

Le gambe spingono forte, la salita non mi ha mai fatto paura, oggi ancora meno. E' la giornata. Lo senti già al mattino quando ti svegli. Si, si. Oggi è il giorno che mi ripagherà di tutti i sacrifici, di tutta la fatica, finalmente la ricompensa tanto agognata sarà mia.

Aumento il ritmo, cerco di divorare gli ultimi chilometri, quelli che mi separano dal premio, il mio, quello che mi spetta. Lo aspetto, lo bramo da troppo tempo. Continuo a correre, sento le gambe pompare come pistoni, e mi avvicino quasi volando: tumtumtumtum, tumtumtumtum, il cuore accelera, non capisco se per la fatica o se per l'emozione. Ancora un paio di curve, la pendenza della strada, atroce scherzo del destino, aumenta, ogni passo è una stilettata, cerco spasmodicamente una boccata d'aria più profonda, che mi permetta di affrontare di slancio l'ultimo tornante, eccoci, ci siamo quasi; divorato dalla curiosità e dalla tensione per il premio che mi spetta quasi inciampo su di una radice mentre affronto l'ultima curva, e ... eccola lì, avvolta in un alone di luce brillante, talmente brillante che devo socchiudere gli occhi.

Allungo una mano per raggiungerla, non sto più nella pelle, la tocco, la avvicino per vedere di cosa si tratta e ..... drindrin, drindrin...

Una mano addormentata spegne la sveglia che, puntuale come sempre, mi ricorda che sono le sei meno un quarto. Sbadiglio come un mandrillo e mi alzo. Ricomincia un'altra giornata. Una bella giornata, perchè oggi si corre, perchè forse oggi avrò la mia ricompensa...

domenica 11 ottobre 2009

Colesterolo


In generale, quando si parla di corretta alimentazione, dimagrimento, diete, salute, una particolare attenzione viene sempre rivolta ad un misterioso protagonista delle nostre analisi del sangue: il colesterolo.

Ma che cosa è questo fantomatico colesterolo?

Il colesterolo è uno steroide, cioè una molecola lipidica costituita da quattro anelli policicloalifatici (condensati tra loro in formazione trans) e una coda alifatica, oltre ad eventuali gruppi funzionali. La struttura policiclica di base prende il nome di ciclopentanoperidrofenantrene.

L'uomo produce per sintesi autonoma la maggior parte del colesterolo necessario, negli adulti tra 1 e 2 grammi al giorno. Solo una piccola parte (in media 0,1 massimo 0,5 grammi) viene assunta con l'alimentazione: la maggior parte del metabolismo del colesterolo avviene nel fegato. Il contenuto di colesterolo nell'organismo umano è di circa 150 grammi.

Le funzioni principali del colesterolo sono:

  • Ingrediente essenziale della membrana cellulare di tutte le cellule animali
  • Assieme con molecole proteiche il colesterolo regola lo scambio di sostanze messaggere tramite la membrana cellulare.
  • Crescita e divisione cellulare non sono possibili senza colesterolo.
  • Il colesterolo è la sostanza base per la sintesi degli ormoni steroidei come aldosterone, cortisone, testosterone, estradiolo ecc.
  • Il colesterolo è essenziale per lo sviluppo embrionale
  • Il colesterolo prodotto nel fegato viene impiegato in buona parte per la produzione di bile, una sostanza secreta nel duodeno che serve a emulsionare i lipidi alimentari per renderli assorbibili dall'intestino tenue.

Il colesterolo è veramente dannoso? La certezza che il colesterolo rappresenti il solo segnale di gravi future malattie cardiovascolari sta vacillando sempre di più, e l'attenzione scientifica si sposta su altri aspetti che più del colesterolo stesso determinano le patologie cardiovascolari. Sono sempre pù chiari i possibili effetti controindicati delle statine (farmaci utilizzati per abbassare il valore della colesterolemia) mentre si riconoscono i cambi di comportamento alimentare e di stile di vita come i migliori rimedi per evitare le patologie cardiovascolari, anche se il colesterolo talvolta rimane elevato.

Per capire se davvero il valore di colesterolo segnalato dagli esami rappresenta o meno un problema, si devono confrontare i valori del colesterolo totale con quelli del colesterolo “buono” (HDL). Se il rapporto tra questi due valori è di 4,5 o inferiore, il valore di colesterolo è corretto, anche se il colesterolo totale fosse elevato.

Ad esempio un valore di colesterolo totale di 250 mg/dl di sangue (ben al di sopra del valore massimo che mi sembra sia stato ulteriormente abbassato a 190 mg/dl, forse per permettere ai medici di prescrivere più frequentemente le statine...) con una componente HDL uguale a 85 mg/dl (facile da trovare in persone mediamente allenate dal punto di vista cardiovascolare con una alimentazione ricca di pesce, verdure e cereali integrali), è meno rischioso dal punto di vista delle malattie cardiovascolari (250/85= 2,9) di un valore di colesterolemia totale di 185 mg/dl (all'interno dei limiti...), ma con un HDL di 35 mg/dl (che si vede spesso in persone, anche giovani, sedentarie, con un'alimentazione ricca di zuccheri e priva di frutta e verdura), in quanto 185/35= 5,2. Il valore assoluto del colesterolo totale, quindi, è un parametro di importanza relativa (molto relativa...).

Il colesterolo ha la fama di essere uno dei grandi nemici della nostra salute. In realtà è una fama immeritata, perché, come abbiamo visto, svolge anche delle funzioni utili. Tutte le nostre cellule sono fatte anche di colesterolo e il nostro cervello ne contiene quantità elevatissime senza le quali non potrebbe funzionare; la maggior parte dei nostri ormoni è prodotta nell'organismo a partire dal colesterolo; sembra inoltre che il colesterolo abbia la possibilità di contrastare la produzione di radicali liberi nonché di controllare lo sviluppo di malattie degenerative, e inoltre il colesterolo HDL (quello "buono") si occupa di mantenere libere le arterie e impedire i processi di arteriosclerosi.

Va ricordato poi che sopra i 65 anni anche un valore di colesterolo elevato non giustifica alcun trattamento farmacologico. Inoltre, i benefici del colesterolo sono spesso ignorati. Dopo gli 80 anni ad esempio, quanto più alti sono i valori di colesterolo, tanto minore è il rischio di morte per malattia tumorale o per infezione.

Il valore rilevato nel sangue dipende dal colesterolo prodotto internamente e non dal colesterolo introdotto con l'alimentazione. Quindi, le uova sono state sicuramente riabilitate, e all'opposto diete ad alta prevalenza di carboidrati, e ricche di grassi idrogenati vegetali alimentari, sono invece le vere copevoli

Buon appetito e.... occhio a cosa mettete nel piatto ;-)


domenica 4 ottobre 2009

Leni


Oggi pomeriggio, è nata Leni, la mia nipotina.
50 cm 3,5 kg circa... direi le misure da una futura runner.

sabato 3 ottobre 2009

RUN&MOTION!!!!!


E' partito "Run&motion".... Ufficialmente, martedi 29 settembre abbiamo fatto la prima uscita. A dire il vero, il 22 settembre, avevamo già organizzato una sgambata, che però era più che altro una prova, adesso, invece, siamo formalmente "in marcia".
Il gruppo era numeroso e, devo dire, anche piuttosto tonico, infatti, nonostante molti dei partecipanti non avessero mai corso in strada, si è districato in maniera egregia tra le insidie dei 3 km scelti come primo percorso.
Per l'occasione ho invitato a correre con noi un "pacemaker" (colui che tiene il ritmo di corsa) d'eccezione... Paride Saccani ci ha degnati della sua presenza, e con l'eleganza e la disinvoltura che contraddistingue la sua corsa, ci ha addomesticati e condotti tutti ad un ritmo di circa 6'25" al km. Inizialmente, come la buona regola impone, la velocità di corsa è stata leggermente inferiore, per poi "scatenarci" sul finale con una progressione pressochè inarrestabile.
Giunti nel cortile della palestra, dopo aver rianimato chi ne aveva bisogno, abbiamo fatto qualche allungo e qualche esercizio di tecnica di corsa, concludendo l'allenamento con addominali e stretching.
Mi è piaciuto molto tutto. L'atmosfera che si è creata, il cameratismo tra gli atleti, la grinta e la passione messi in gioco. Sicuramente un'esperienza da ripetere... martedi 6 ottobre, per 4 km di fuoco...
Ah, dimenticavo... i partecipanti che mi hanno accompagnato in questa prima sono stati:
Paride, Gino, Eleonora, Paolo, Marina, Diego, Eleonora.
Grazie

sabato 26 settembre 2009

Perchè affidarsi ad un Personal Trainer?


Come qualcuno ha già potuto verificare, l'indirizzo di Stile Libero, quest'anno più ancora che in passato, è quello di dedicarsi al lavoro personalizzato. L'abbandono di gran parte dei corsi che la palestra proponeva non è stata una scelta dettata dalle mode o dalla noia, bensì da una valutazione ponderata di quello che succede in palestra, della domanda degli utenti della stessa, degli effettivi bisogni della popolazione, della sedentarietà e pigrizia imperanti nella nostra epoca (con il retaggio di patologie muscolo-scheletriche e metaboliche) e della mancanza di cultura del movimento che affligge il nostro paese, sia all'interno della scuola che delle società sportive (è evidente che questa è una generalizzazione, ma posso garantire che le isole felici sono proprio poche). Mi sembra evidente che frequentare una palestra (sulla carta un luogo ideale per guadagnare in salute ed in forma fisica) e lasciare che sia il "caso" od un "compromesso" a guidare i nostri allenamenti, affidandosi a corsi sempre più fantasiosi e sempre meno efficaci, sia la soluzione più veloce per abbandonare l'attività fisica e la possibilità di stare bene. L'attività motoria personalizzata è l'unica alternativa possibile. Seria, professionale, mirata.
Credo che sia l'unico modo per avere effettivamente dei risultati frequentando una palestra. Lavorare con un professionista che, sceglie gli esercizi, controlla l'esecuzione degli stessi, valuta i progressi, aggiorna i programmi di allenamento, carica emotivamente e psicologicamente, consiglia riguardo le scelte nutrizionali.... non vedo nulla di meglio. Se il messaggio che deve passare è quello che basta avere la maglietta sudata per stare bene, allora come non detto, ci si chiude in stanzette maleodoranti e ci si sbiella le anche spingendo su dei tappetini rumorosi. Penso, però, che le persone che leggeranno questo post abbiano l'intelligenza e la sensibilità per capire che il benessere (psico-fisico) è un'altra cosa; questa cosa è raggiungibile solo lavorando, affidandosi con volontà, passione e fiducia ad un professionista in grado di ascoltare, consigliare, aiutare, insegnare ed imparare. Ogni volta con lo stesso impegno.

martedì 22 settembre 2009

Giro Delle Mura di Loano





Si è svolta domenica 20 settembre la terza edizione del Giro Delle Mura, Memorial Romanisio, a Loano. Anche quest'anno la competizione era valevole come campionato regionale di corsa su strada di 10 km.
Ho partecipato anche io. Dopo la discreta figura dell'anno scorso (vedi post pagine precedenti), ho deciso di schierarmi al via, convinto più che mai che potevo migliorare il tempo ottenuto allora.
Non ho fatto, come sempre.... :-), una gran preparazione specifica, anche se devo dire che questa volta ero piuttosto allenato, perchè è comunque da più di un mese che corro 3 volte alla settimana e, devo ammettere che, stranamente, ho inserito anche alcuni allenamenti di qualità (ripetute sui 1000 e sui 2000 m). L'obiettivo (non) dichiarato, era di scendere sotto i 39' (l'anno scorso avevo corso in 40' netti).

La giornata è partita con il piede sbagliato, cielo nuvoloso, qualche goccia di pioggia. Non è che la cosa mi disturbasse molto, ma avevo il timore di sbagliare, come sempre, abbigliamento. Arrivo a Loano con un buon anticipo, soprattutto per trovare posteggio. Il problema non si pone, però, perchè per gli "atleti" parking riservato!! Una delle tante figate di questa gara.
Ritiro del pettorale, qualche parola con gli amici /avversari, le foto di rito con la famiglia e riscaldamento. Il tempo migliora. Bene. Il gruppo dei partenti è numeroso (quasi 400) e agguerrito, si registrano nomi di spicco del panorama podistico italiano (Sanna, Quaglia, Ferrara...), sia maschile che femminile. Insomma, una bella battaglia. In un attimo siamo sulla linea di partenza. Mi piazzo in una buona posizione, minuto di raccoglimento per le vittime dell'attentato di Kabul, e VIAAAA!!!!
Gara che parte veloce (forse troppo...), io non sono da meno. Il percorso è un circuito, molto bello, chiuso al traffico, pieno di gente. Un'altra figata.
Giro deciso ai 5000 (17'50" più o meno), e mi sembra di stare piuttosto bene. Sembra, perchè dopo circa 1 km, male al fegato forte, che mi impedisce di respirare profondamente. Rallento un pochino, sento che lentamente il dolore regredisce. Tengo un ritmo leggermente inferiore e stringo i denti. All'ottavo km cerco di scuotermi un po' dal torpore che mi ha preso, respiro, spingo sulle gambe, ormai ci siamo. Corro per qualche centinaio di metri da solo, ma poco prima dell'ultima curva, sento dei passi forsennati dietro di me... Svolto e un'ombra mi affianca. Cavolo, volata. 150 m con il cuore in gola, tutta a manetta!!! Il mio avversario non riesce a superarmi, il tempo è eccezionale: 36'54''!!!!
Respiro a stento, ma sono molto felice, soddisfatto. Un veloce e sudato abbraccio a Marina e Paride, e via al ricco ristoro e a ritirare il pacco gara. Anche questo una figata.
Mi chiameranno anche sul podio a ritirare un premio, come terzo classificato della categoria non tesserati Fidal. Ennesima figata.
Grande gara, molto ben organizzata da parte dei Runners Loano.
Per la classifica e le foto: www.runnersloano.it.

sabato 5 settembre 2009

Riparte Stile Libero




Il 31 di agosto abbiamo riaperto la palestra...
Ricomincia l'avventura, con una "veste grafica" rinnovata, apriamo le danze della stagione 2009/2010.
Le novità ci sono, e sono pure tante. Prima di tutto l'architettura della palestra radicalmente modificata (decisamente meglio ora!!), la pressochè totale abolizione dei corsi di gruppo in favore del lavoro personalizzato. Sopravvive solo Spinning, con una sua nuova saletta molto "privè", piccola, giusta per le nostre bici, per i nostri viaggi.
Come annunciato in un vecchio post, nasce "runemotion program", per avvicinare la gente alla corsa e per far migliorare quelli che già corrono.
Mah, direi che carne al fuoco ne abbiamo messa, ora si deve solo organizzare il lavoro. Qualcuno storcerà il naso, è inevitabile, ma penso che nella vita si debbano compiere delle scelte, a volte coraggiose, a volte impopolari, a volte sofferte altre meno. Penso che la strada che ho deciso di intraprendere (per ora) sia quella giusta, o meglio sia la mia. Ho deciso di differenziarmi da quello fatto fino ad ora, ma soprattutto da quello che si vede in giro, via dalle mode, dai condizionamenti, cercando di sentirmi più me stesso. Tutto qui. Forse vincerò la scommessa, o magari sarà una sonora sconfitta. In ogni caso, come sempre, avrò dato il meglio.
E poi, come una mia frase scritta sulla lavagna in ingresso, qualche tempo fa: "continuerò a non fare quello che gli altri si aspettano che faccia".
Direi che non fa una piega...
A presto

OOps!! dimenticavo... www.palestrastilelibero.com

domenica 16 agosto 2009

Corri a Finale












Si è svolta questa mattina la classica corsa d'estate organizzata dall'Atletica Run Finale. Attraverso i rioni del nostro paese (Marina, Pia, Borgo) si sono dati battaglia più di 200 partecipanti, provenienti un po' da tutta Italia (visto che molti erano qui in vacanza, ne hanno approfittato...).
Lo spirito della corsa non era certo quello di una gara super competitiva, molte persone hanno fatto la loro corsa in tutta tranquillità, ma nonostante ciò, il livello dei partenti era comunque di primissimo piano, basta considerare che la gara è stata vinta da Vladimir Polikarpenko, atleta di triathlon di livello mondiale, con più partecipazioni anche ai Giochi Olimpici.
Beh, lasciando perdere gli extraterrestri e tornando sul nostro pianeta, quest'anno mi sono schierato al via... e benchè una preparzione scadente, ho raggiunto una insperata 23esima posizione.
Ho fatto veramente fatica, il clima era infuocato nonostante la partenza piuttosto presto (9.15), il percorso, conosciuto, ma comunque insidioso che, con il pezzo in salita del "belvedere" ha fatto male a molti, era molto bello, peccato non fosse chiuso al traffico.
Una bellissima sorpresa la partecipazione "in blocco" del gruppo dei "Bagni America", che capitanati da Mirella e Diego (vedi foto...), hanno fatto una splendida figura, ricevendo anche una mega coppazza in premio come gruppo - spiaggia più numeroso.
In effetti, è stata comunque gara vera, tutti hanno dato il massimo e hanno stretto i denti, io, che in passato sono sempre stato un po' restio a partecipare a queste gare, mi sto ricredendo, e la splendida atmosfera respirata questa mattina mi ha regalato emozioni sincere.
Tirando le somme, direi che sono più che soddisfatto, devo sicuramente riprendere ad allenarmi come si deve, ma a questo punto, non si può che migliorare...!!
La classifica è pubblicata sul sito dell'Atletica run Finale: www.atleticarunfinale.com

mercoledì 29 luglio 2009

I rituali della corsa


E chi non ne ha?

Wikipedia definisce rituale (o rito) come qualsiasi atto, o insieme di atti, che viene esegiuto secondo norme codificate.

Da questa definizione risulta evidente come il significato di rituale venga spesso avvicinato a un qualcosa di sacro, di mistico, di religioso. Nel nostro piccolo la corsa, con le sue difficoltà, con la sua durezza, con le emozioni che regala, acquista una definizione speciale, che tocca la sfera personale, fisica, mentale ed emotiva, circondandosi di una particolare aura che possiamo chiamare di sacralità, rendendo molto calzante parlare di rituali della corsa.

Se devo essere sincero, durante la corsa vera e propria non ho dei riti particolari, anzi, cambio spesso percorso, a volte corro veloce, a volte meno, spesso in salita, ma non sempre, ecc.. ma ne ho tantissimi nel riscaldamento e nel defaticamento, anzi il primo rituale importante inizia nell'allacciatura delle scarpe...

Non faccio il doppio nodo, mai. Le scarpe si allacciano normalmente, ma le "gasse" che si formano devono essere infilate sotto le stringhe che passano sulla tomaia. questo deve avvenire sempre come ultima cosa prima del riscaldamento.... sono malato eh?!?

Il riscaldamento... bene, bene... che sia lungo o breve non importa, ma deve contenere sempre un gruppo di esercizi particolari. Se ho tempo faccio più ripetizioni, se ho poco tempo ne faccio meno, tutto lì. Quali esercizi? Non mancano mai gli squat (a corpo libero), le rullate tacco-punta, la corsa calciata dietro e lo skip (questi due in ugual misura, cioè, se faccio 6 passi di calciata, ne faccio sei anche di skip... di lì non si scappa). Durante la fase di salita dello squat, sfrego le mani sulle creste iliache. Questo tipo di lavoro mi da (forse) sicurezza, non so, ma non ne faccio mai a meno.

Così come nel defaticamento. Arrivo dalla corsa e, anche qui secondo il tempo che ho a disposizione, eseguo alcuni eserczi particolari: skip e corsa calciata dietro (in ugual misura...!) seguiti immediatamente da uno scatto di pochi metri, alcuni passi di corsa balzata (in genere otto), ancora skip più corsa calciata seguiti da uno scatto. Poi passo allo stretching:

polpacci, femorali, quadricipiti, autoallungamento verso l'alto. Circa dieci secondi per posizione. Anche se sono assolutamente consapevole che questi esercizi non mi servono a nulla (anzi...), ormai, dopo anni non ne faccio più a meno.

Beh, in definitiva non credo che l'eseguire queste "cerimonie" (così mi sento più guerriero, come un samurai che si prepara per il combattimento) sia di particolare aiuto per la resa dell'allenamento o gara, ma nemmeno possa rappresentare uno svantaggio. Sono consapevole che potrei farne a meno, ma per ora va bene così...


martedì 21 luglio 2009

Le lombalgie terza parte: terapia


Il trattamento di tipo sintomatico si può avvalere di FANS (farmaci antiinfiammatori) e miorilassanti e corsetti ortopedici (evitano il movimento doloroso). Assume, però, una valenza fonsamentale un programma di rieducazione chinesiologica globale della colonna vertebrale.
Gli obiettivi ai quali si deve tendere con il trattamento rieducativo sono:

trattare il dolore con mezzi che riducano il riposo a letto e la dipendenza dai farmaci (posture antalgiche e sedative);
migliorare la funzionalità vertebrale e rieducare la postura (ginnastica vertebrale e correttiva);
insegnare una corretta ergonomia vertebrale nella vita quotidiana e nel lavoro (ginnastica preventiva);
insegnare al paziente l'autogestione delle manifestazioni a carattere cronico e infondere fiducia nelle proprie capacità fisiche;
ritorno veloce alle normali attività fisiche, lavorative, domestiche.

TRATTAMENTO RIEDUCATIVO DELLA LOMBALGIA

Come abbiamo fin qui visto, il dolore lombare, così come altre tipologie di algie vertebrali, rappresenta un avversario che, per la varietà dei suoi aspetti e per la molteplicità della sue cause, si dimostra difficile da affrontare.
In linea di massima, la tecnica rieducativa/chinesiterapicha per il trattamento delle algie vertebrali prevede tre tempi successivi di lavoro:
- alleviare il dolore del soggetto attraverso un'adeguata rieducazione posturale;
- migliorare la statica locale e generale attraverso una muscolazione sistematica in posizione corretta;
- integrazione dei movimenti corretti nei gesti della vita quotidiana e loro automatizzazione e ripresa del gesto atletico corretto per gli atleti.

Le trazioni, che trovano largo spazio anche in concomitanza del trattamento chinesoterapico, partono dal principio generale che ogni articolazione dolorosa beneficia di riposo quando la si mette in trazione, in modo che vengano allontanati tra loro i corpi vertebrali. I muscoli sono allungati e decontratti, in questo modo i dischi decompressi potranno spontaneamente, o sollecitati dai legamenti e dalle capsule stirate, riprendere il loro posto fisiologico, mentre miglioreranno i rapporti degli elementi ossei.
In genere le trazioni vengono eseguite su piano inclinato, avendo l'accortezza di non superare i 40° di inclinazione.
Il nostro lavoro rieducativo sarà principalmente rivolto a quei tipi di lombalgia che abbiamo definito come cinetica e posturale, dove cioè posizioni scorrette assunte e ripetute durante il lavoro, l'attività fisica, la vita di tutti i giorni, hanno creato le premesse perchè si potesse sviluppare il dolore vertebrale. Gli esercizi che verrano proposti sono anche da considerarsi preventivi per tutte le professioni o le attività sportive "a rischio" e più in generale per tutti coloro che , per un motivo o per un altro, hanno il timore di poter incorrere in problemi di natura lombalgica.

Un razionale piano di lavoro per il trattamento delle lombalgie con il movimento dovrà comprendere:
- esercizi di presa di coscienza della corretta posizione del bacino (esercizi di basculamento pelvico -> importanza della retroversione del bacino);
- esercizi di distensione dei muscoli lombari e posteriori della coscia (e più in generale di tutta la catena cinetica posteriore);
- esercizi di distensione dei flessori dell'anca (particolare riferimento all'ileo-psoas);
- esercizi di tonificazione degli addominali (evitando l'azione lordosizzante dello psoas);
- eserciozi di tonificazione dei glutei;
- tonificazione dei muscoli lombari ed erettori spinali, con contrazioni statiche e muscoli in allungamento;
- allungamento muscolare globale, rilassato;
- esercizi di educazione respiratoria.

Diventano fondamentali tutte quelle metodiche di esercizio che possiamo inglobare sotto il nome di ginnastica antalgica (prima fase del trattamento) e ginnastica vertebrale (seconda fase), che oltre a lavorare rispettivamente sul dolore la prima e sulla mobilizzazione vertebrale e tonificazione muscolare la seconda, inseriscono esercizi di respirazione e rilassamento.
Altre metodiche interessanti, dalle quali sipuò prendere spunto per la costruzione di un programma di lavoro afferiscono alla back school, al metodo Meziéres, al metodo Souchard (rieducazione posturale globale) ed alla terapia meccanica di McKenzie.
Importante includere sempre anche esercizi di rieducazione propriocettiva.
Generalmente il programma inizia in posizione supina, e solo quando si è presa coscienza degli esercizi e di come devono essere eseguiti, si può passare al lavoro in stazione eretta ed in posizione seduta.
Molti attrezzi possono venirci in aiuto, fit ball, bastoni, palle di gomma piuma di varie dimensioni, tappeti elastici, tavole propriocettive, cuscini di diverse dimensioni, panca inversione, panca fit.
Indispensabile una stretta collaborazione tra tecnico ed utente.
TRAGUARDI
- rispettare la regole de non dolore
- rilassamento ed allungamento
- svolgere costantemente gli esercizi assegnati, integrando le sedute in palestra eseguendo alcuni esercizi, consigliati dal trainer, anche a casa, anche più volte al giorno;
- correggere le posture errate nel lavoro e nell'ambiente domestico;
- adottare quando possibile posizioni di scarico vertebrale (mantenendo la fisiologica lordosi nella posizione seduta anche fornendosi di sedute adeguate, per esempio);
- aiutare a prendere coscienza del proprio problema, quindi delle abitudini di vita, lavorando così anche sul lungo periodo.

Questi traguardi vengono tutti raggiunti con un lavoro che, come abbiamo visto, è graduale e funzionale.

domenica 19 luglio 2009

Le lombalgie seconda parte


Il termine lombalgia non fa riferimento ad una diagnosi, ma ad una entità clinica caratterizzata da dolore nella parte lombare della colonna, indipendentemente dalla causa che l'ha determinato.
La lombalgia o dolore lombosacrale è un sintomo estremamente comune, tanto da interessare, nel corso della vita, percentuali elevatissime della popolazione adulta; costituisce, inoltre, la causa più frequente di disabilità nei soggetti al di sotto dei 45 anni e di assenza dal lavoro, con ingenti danni economici e sociali.
L'incidenza massima è tra la terza e la quinta decade di vita.
Il dolore può essere limitato al segmento lombare della colonna (lombalgia) o irradiarsi per vari tratti lungo il decorso dei tronchi nervosi (lombosciatalgia o lombocruralgia; tutti e due i quadri clinici sono espressione di una sofferenza radicolare, sia essa dovuta - come più spesso accade - ad una particolare alterazione del disco, che prende il nome di ernia discale, o ad uno degli altri fattori che possono determinarla).
La lombalgia può essere alta, interessante il tratto dorso lombare D11 - L3, ma molto più frequentemente (circa il 95% dei casi) bassa, interessante il tratto lombosacrale L4 - S1.
Il dolore è espressione clinica del lavoro dei recettori dolorifici (nocicettori), che sono presenti in tutte le strutture della colonna vertebrale (legamenti, capsula articolare, tendini, muscoli...). Da tutti questi diversi punti di attacco può partire lo stimolo scatenante la sindrome lombalgica.
Spesso, il dolore, evoca una contrazione muscolre antalgica riflessa, fino alla contrattura, causa a sua volta di accumulo di cataboliti, trasformando il muscolo stesso nella sede prevalente del dolore.
Ricordiamo, però, che gli stimoli dolorifici a partenza dai nocicettori della colonna, danno spesso origine ad un dolore di tipo riferito, ovvero localizzato, ma senza una precisa corrispondenza con la struttura interessata. Ciò si verifica perchè la stimolazione dolorifica ha origine da organi o strutture privi di rappresentazione nello schema corporeo.
E' infine possibile l'evenienza di un dolore irradiato (radicolare), provocato cioè da un processo patologico a livello della radice nervosa o del nervo periferico con proiezione del dolore al territorio di distribuzione della radice o del nervo compromesso (dermatomero).
In rapporto ai caratteri di insorgenza ed intensità, possiamo distinguere una lombalgia acuta ed una cronica.
La prima, temporanea, ha il significato di protezione ed allarme verso situazioni posturali scorrette. Dolore e contrattura sono molto intensi, spesso intollerabili ai minimi movimenti. La sindrome si risolve solitamente in pochi giorni (entro i 7 si definisce acuta, più episodi ripetuti in sei mesi si definisce recidivante) con riposo e terapia medica (FANS, miorilassanti...). Quando il dolore acuto continua e diviene ingravescente esprime una condizione di malattia.
La lombalgia cronica esprime quindi uno stato di malattia, perdendo il significato di semplice sintomo, in quanto si modificano in maniera permanente e ripetitiva i meccanismi fisiopatologici del dolore.

Nell'adulto, in generale, la lombalgia può essere dovuta alla degenerazione del complesso triarticolare (giunzione disco - corpo e le due articolari posteriori), attraverso tre fasi:


- disfunzionale, con sinovite e fenomeni di iniziale degenerazione posteriore, associati a fissurazioni discali;
- di instabilità, in cui al progradire della discopatia si accompagnano fenomeni di lassità e sublussazione articolare posteriore con listesi degenerativa;
- di stabilizzazione, in cui si creano fenomeni di stenosi laterale e centrale per osteofitosi posteriore e anteriore somatica.

I possibili meccanismi in grado di determinare dolore a livello delle strutture lombari sono molteplici: microfratture e fratture dei corpi vertebrali, riduzione dello spazio discale, lesioni degenerative ed infiammatorie delle articolazioni interapofisarie posteriori, stiramenti, contratture e sovraccarico meccanico dei legamenti e dei muscoli paravertebrali, irritazione e stiramento del legamento longitudinale posteriore e irritazione o compressione delle strutture nervose. Il dolore può, schematicamente, essere distinto in meccanico ed infiammatorio. Il dolore evocato da stress meccanici è generalmente in rapporto ad alterazioni dell'architettura articolare, che possono a loro volta dipendere da patologie di tipo degenerativo od infiammatorie. Viceversa, fenomeni di tipo flogistico non sono rari in corso di processi degenerativi.
I casi, in cui le cause specifiche di lombalgia, quindi, possono essere identificate con sicurezza rappresentano una minoranza. Se, dai dati clinici e/o radiologici, non sono presenti alterazioni di rilievo, si parla di lombalgia aspecifica o "low back pain" idiopatico.
Importante sottolineare che il carico eccessivo e/o una ridotta resistenza, specie in relazione ad alcune attività lavorative e motorie (traumi, difetti di tecnica di lavoro o esercizio, posture scorrette prolungate...) possono determinare alterazioni strutturali assolutamente in grado di causare dolore lombare (lombalgie cinetiche).
E' fondamentale sapere come gli esercizi ginnici aumentino il carico sulla colonna e quali accorgimenti adottare al riguardo. Abbiamo già parlato del SPTA e del MLP, la riduzione del carico sulla colonna avviene anche grazie ad un meccanismo riflesso di contrazione generalizzata dei muscoli del tronco.
E' opportuno notare che il carico minore si verifica effettuando esercizi nella posizione decubito supino, con arti inferiori semipiegati e con gambe sopraelevate e poggiate su di un rialzo.
Importante considerare anche quelle lombalgie che possiamo definire di origine posturale. In fase staticala maggior parte delle condizioni dolorose possono essere attribuite ad un aumento dell'angolo sacrale (ottimale 30°), con conseguente accentuazione della lordosi lombare e comparsa della tipica "insellatura".
Le conseguenze meccaniche provocate dall'iperlordosi sono rappresentate dall'allargamento dell'interspazio anteriormente, con sovradistensione del legamento longitudinale anteriore, e dal suo restringimento posteriormente, con avvicinamento delle faccette articolari. Queste risulteranno soggette al carico, che non è più per loro una sollecitazione fisiologica.
Inoltre con l'aumento della sollecitazione di taglio, le faccette si vengono a trovare in posizione tale da dover sopportare gli effetti della loro azione frenante, nei confronti della tendenza allo scivolamento delle vertebre sovrastanti; anche questa abnorme sollecitazione contribuirà ad accentuare la congestione dei tessuti molli articolari e la conseguente risposta dolorosa.

Nella maggior parte dei casi, per formulare una diagnosi, una adeguata anamnesi ed un esame obiettivo completo sono sufficienti, la diagnostica strumentale delle lombalgie, che si avvale oggi di metodiche sempre più numerose e sofisticate, può comunque aiutare il terapista nel suo compito.