Visualizzazioni totali

Amici

venerdì 14 dicembre 2012

Sogni




Hanno provato a toglierci tutto. Catturati ed incatenati a doppia mandata in schemi di comportamento rigidamente stereotipati, ci hanno messo i paraocchi e tramite la comunicazione di massa convinti che stessimo vivendo il meglio, offrendoci il peggio.
Li vedo ridere, presuntuosi ed arroganti, fieri di averci negato ogni possibilità, ritenendosi al sicuro, dietro i loro cancelli fatti di menzogne e di segreti, agitano il pugno per aria, manifestando il loro orrore ed il loro disprezzo per coloro che provano ancora a vivere. Ancora dolore, ancora fatica, ancora ingiustizia, convinti di averci privato della voglia di credere.
Si sbagliano.
Non ci hanno tolto tutto, non ne sono capaci…
La capacità di sognare. Quella non ce la toglieranno mai. Chiudere gli occhi e rifugiarsi in un mondo pulito, un mondo dove tutto è desiderio e tutto è realizzabile, senza confini, senza timori, soli o in compagnia, dove tutto è uno, dove l’uno è il tutto. Provate, provate… un respiro profondo… immaginate, liberi. Un brivido bollente di ghiaccio scendere lungo la schiena, un raggio di luce nera di notte che vi avvolge, uno sguardo innamorato, una lacrima, un sorriso, un bambino che corre su un prato, un fiume impetuoso, il profumo di un fiore…
I sogni non moriranno mai…
Federico Saccani

mercoledì 12 dicembre 2012

Maschere




Rari sono gli esempi di coraggio. Ogni tanto se ne vede qualcuno, esaltato più o meno giustamente dai media, altri rimangono silenti, conservati nel cuore di chi li ha compiuti o di chi si è trovato suo malgrado protagonista, ma unici sono quelli che pur avendo un risalto pressoché nullo, colpiscono per la loro forza.  Vorrei parlare proprio di questo. Il coraggio di mostrarsi per quello che si è, nel male e nel bene, belli, brutti, alti, bassi, buoni, cattivi, ribelli, conservatori… e  chi più ne ha più ne metta. Facile eh? Non proprio. Si deve essere in grado di credere, non un credo di tipo religioso, perlomeno non solo, o non per tutti, ma un’assoluta fiducia nel tutto e nel nulla, nulla inteso come origine della realtà, dell’universo e delle forze che lo compongono. Non è un concetto che riesco a spiegare benissimo, me ne rendo conto, ma scegliere di essere se stessi non è cosa così immediata da comprendere, forse non si può nemmeno comprendere, ma senz’altro si può vivere e far vivere agli altri. Io vedo maschere, vedo falsi sorrisi, vedo sguardi vacui, inespressivi, parole gettate in un baratro di menzogne che a spirale precipitano senza speranza, giustificazioni inutili e colpe inesistenti che vengono scaricate su spalle troppo sensibili. Siamo circondati da individui mascherati, attori che recitano una commedia della quale vorrebbero essere protagonisti, ma sono relegati ad un ruolo di comprimari, comparse di un mondo che avrebbero potuto vivere, ma si limitano ad attraversare, pallide pantomime di loro stessi, involucri agghiaccianti sempre pronti a giudicare senza mai sottoporsi al giudizio dell’assunzione di responsabilità.
In questo apocalittico scenario si muovono persone vere. Poche, ma non pochissime, con paure folli, ma con il coraggio di affrontarle, hanno l’arduo destino di portare la luce in un’epoca di penombra. Si trovano tra loro senza cercarsi, fili inconsapevoli della rete inestricabile che è il destino, comunicano con profondità, mostrandosi ed accettandosi per quello che sono. Hanno momenti di debolezza che trasformano in forza, hanno tristezza che trasformano in gioia, hanno pensieri che trasformano in azioni. Chi riesce ad incontrarle è un privilegiato. Per due motivi, il primo perché le ha incontrate, il secondo perché è come loro…
Federico Saccani

lunedì 10 dicembre 2012

Il posto senza nome...





… buio. Una marea di odori invade il mio sistema sensoriale, nessuno di questi è piacevole. Mi accorgo, quasi stupito, di riuscire a muovermi, piacevole scoperta, peccato che non abbia la più pallida idea di dove mi trovi e di dove possa andare. Ma il mio corpo implora movimento ed un segnale non ben definito, ma con caratteristiche di urgenza, mi comanda di sbrigarmi. Non faccio in tempo nemmeno ad alzarmi che un’onda mi travolge, cerco di respirare, ma vengo tirato sempre più giù da una forza invisibile, combatto, mi agito, lotto, i polmoni bruciano di un fuoco gelido come il liquido che mi avvolge, un urlo devastante, primordiale scaturisce dalla mia bocca, ma forse lo sento solo io, emergo con violenza e mi nutro spasmodico della stessa aria malsana che qualche attimo prima rifiutavo di respirare.
Cammino su di una passerella… come ci sono arrivato? Sono bagnato fradicio, ma non ricordo di essere uscito dall’acqua, il vecchio col bastone mi guarda e sorride. Dove l’ho già visto? Saluto, ma dalla bocca non esce suono, una luce violenta, ma dolcissima allo stesso tempo, mi avvolge in un attimo, mi abbraccia,  mi asciuga e per qualche istante mi sento in pace. Occhi. Occhi che mi guardano, occhi che mi leggono dentro, occhi che sanno tutto di me, davanti ai quali sono nudo ed impotente. Occhi. Occhi.
L’erba soffice sotto i miei piedi scalzi mi accarezza con un massaggio morbido, non mi chiedo nemmeno più  da dove sia spuntata, ma  ormai non mi stupisco più di nulla, il cielo è sereno, sto bene. Il vecchio col bastone passeggia lento a poche decine di metri da me, corro per raggiungerlo, ma nonostante i miei sforzi il distacco non diminuisce. Accelero, ma niente da fare. Provo a chiamarlo. Inutilmente. Sono sicuro che lui sappia dove mi trovo. Lui ha le risposte.
Mi siedo su una roccia. Aspetto. Respiro profondamente e mi armo di pazienza.
Un movimento leggero, ma allo stesso tempo penetrante, mi fa sobbalzare. E’ li. Il vecchio col bastone è seduto vicino a me. La barba bianca gli incornicia il volto, lo sguardo è vigile, ma allo stesso tempo mi infonde calma e sicurezza. Non saprei dargli un’età.
Non ho tempo di fare domande. Il suo parlare incalza, la sua voce, quasi musicale mi ipnotizza, mi racconta di me, della mia vita; sa tutto. Mi dice che è il guardiano del posto in cui mi trovo, che non deve temere, che un giorno capirò. Mi dona una pietra, bianca e liscia come non ne ho mai viste, mi dice di conservarla.  Occhi. Ancora. Occhi che mi guardano. Occhi nei quali mi perdo. Occhi.
Chiedo al vecchio col bastone il nome del posto dove mi trovo. Non so il perché, ma lo voglio sapere. La sua mano nodosa si appoggia sulla fronte, il vento… o un sussurro leggero, mi fa chiudere gli occhi. Sento la sua voce, sento il nome…
“Fede!!! Fedeeeee!!! Quante serie devo fare di addominali?” “Oh, ma che fai dormi?” Di colpo alzo la testa. Fatico a capire dove mi trovo… “No, no, ero sovrappensiero, fai tre serie, come al solito”. Sorrido e mi alzo dalla scrivania. Un sogno. Era solo un sogno.
Mentre mi dirigo in sala pesi, un peso mi infastidisce. Cos’ho in tasca? Quasi timoroso infilo la mano e tiro fuori una pietra, bianca e liscia, come non ne esistono…
Federico Saccani

mercoledì 5 dicembre 2012

Senza Limiti





Una delle particolarità che mi affascina della corsa è la possibilità di parlare con se stessi mentre si pratica. Ci si ascolta, si discute con il proprio interiore, ci si arrabbia, si gioisce, si vive con la propria personalità. Tutto questo, nel mio caso, accade con quella che definisco una “regressione esplorativa”, cioè parto ad attraversare le mie sensazioni più immediate, cosa ho fatto, pensato, provato durante la notte, la sera prima, il pomeriggio… e così via, arrivando, a seconda di quanto è lungo l’allenamento (a questo punto quasi più mentale che fisico), anche indietro di parecchi giorni. Ovviamente è possibile fare questo anche senza corsa, ma trovo che durante la pratica ci sia un’amplificazione sensoriale che mi permette di vedere cose che altrimenti non credo sarei in grado di cogliere.
Questa mattina ero particolarmente ispirato, vuoi per il freddo, vuoi per la bella giornata, vuoi per il mio stato d’animo, per la mia sensibilità, vuoi per la mia personalità, che sta lentamente mutando grazie al “terzo occhio” che lo studio dell’Osteopatia mi sta aprendo, ma il dialogo interiore, la regressione esplorativa, mi ha lasciato particolarmente sorpreso, ma anche contento, per la forza con la quale si è dimostrata.
Il viaggio è stato follemente entusiasmante, quasi in trance, ho rivisto i miei sogni, ho sentito il mio cuore battere, ma non il tamburo della corsa, bensì il ritmo lento e rassicurante della notte, tutti i pensieri che hanno accompagnato la serata di ieri, la lezione di spinning delle 20, la giornata in palestra, la mattinata… ogni situazione veniva valutata da altre angolazioni, ogni emozione provata veniva amplificata e rivissuta con un’intensità sconvolgente, ho i brividi ancora adesso al pensiero. Ho trovato soluzioni a domande che solo qualche ora fa sembravano labirinti inestricabili, ed alla stessa maniera ho trovato domande che mai avrei pensato di potermi porre; ho visto volti piangere, ridere ed ancora piangere, volti ammirati e volti colmi di disprezzo, spiriti candidi pieni di vita e anime nere rose dall’invidia, ho abbracciato tutto questo e ne ho fatto tesoro, ho ricevuto amore e ho amato, ho ricevuto forza e ne ho donato, ho cavalcato selvaggio su praterie incontaminate e trovato me stesso seduto ad aspettarmi su di una roccia rotonda, sono stato lupo, sono stato uomo, sono stato ape, sono stato fiore, ho imparato a volare, riuscendo a stento a camminare, ho aperto la mia coscienza e ho urlato a squarciagola, guardando… guardando senza fiato…
Federico Saccani

lunedì 3 dicembre 2012

Fusione




Credo che esistano cose che rendano peculiare ognuno di noi; sono caratteristiche intrinseche al nostro essere, sono tessere che compongono il mosaico del nostro quotidiano, inteso non solo come azioni che compiamo, ma anche come emozioni, sentimenti, modi di fare, il nostro interiore, insomma. Alcune di queste particolarità permettono di intersecare la nostra vita con quella degli altri, in alcuni casi questo legame diventa talmente forte che non si riesce a spezzare, neanche volendo. In pochi, unici, casi, questo legame trascende il tempo, lo spazio e la comprensione umana creando, inconsapevolmente, un momento sublime di unione tra due coscienze, tra due anime, tra due essenze di vita, rendendo così “immortalmente” infinita questa fusione.