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domenica 5 agosto 2012

Primo...













Ieri ho corso. Ho partecipato ad una competizione, la seconda di questa settimana. La manifestazione si è svolta a Varigotti, un posto che mi piace molto, dove ho lavorato parecchio tempo, ho tanti amici, mi trovo sempre molto bene. Queste due gare, quella di Carbuta di domenica scorsa e quella di ieri, erano in programma già da un po’, possiamo definirle un test di verifica, dopo un 2012 travagliato, costellato da una miriade di piccoli infortuni, fastidiosi al punto che, comunque, sono stato lontano dall’asfalto vari mesi.
Perché racconto della gara di ieri? I motivi sono molteplici: in primis, ho superato il test di verifica, nel senso che, dopo aver spinto forte sia domenica scorsa, che durante la settimana con due allenamenti tirati, la gara di Varigotti sarebbe stata un po’ il tornasole della mia condizione, non tanto organica, quella risente della poca corsa invernale, quindi è quella che è, piuttosto di quella fisica, della tenuta muscolo/tendineo/articolare allo stress, e devo dire le cose sono andate ben oltre le più rosee previsioni. Fondamentalmente, però, racconto della gara di ieri perché ho vinto.
Nella mia pluriennale “carriera” sportiva, ed è pluriennale nel vero senso della parola, contando che la mia prima competizione l’ho affrontata nel 1981, a nemmeno 8 anni, ed è veramente sportiva, perché dal Karate, al calcio, al nuoto, alla Savate… ho praticato veramente tantissimi sport (infatti le articolazioni se ne ricordano benissimo… :-)), ho sempre vinto poco, quindi quel poco mi piace ricordarlo. Se vogliamo questo mio scritto può essere considerato “autocelebrativo”, boh, forse si, sta di fatto che non voglio esaltare la mia performance, voglio semplicemente mettere un piccolo segno con l’evidenziatore su una parola del libro che racconta la mia vita sportiva, che se non altro, è rappresentata, soprattutto negli ultimi dieci anni, dal sacrificio; cercato, voluto… assolutamente, non mi ha obbligato nessuno, ma per questo motivo, ancor di più causa di soddisfazione.
La gara è stata presentata di 7 km, saranno poi di meno, circa 4 ad occhio. Di una durezza bestiale, con salite vertiginose, ed una discesa folle, su sterrato (anche piuttosto scivoloso), passaggi impervi sopra Varigotti, con panorami mozzafiato che il respiro corto, il cuore in gola e la vista annebbiata non ti permettono nemmeno di goderne, un caldo ed un umido desertici, come simpatica ciliegina sulla torta. Nutrito il numero dei partenti, non saprei dire, ma si sfiorava senz’altro le cento unità, tra questi molti podisti (soprattutto turisti), alcuni improvvisati, qualche ragazzino, e pochi corridori veri. Veri sul serio. Qualcuno lo conosco, Gilberto, un ragazzo di Finale, ma che corre per l’Atletica Varazze, forte, si allena molto, ha ottimi personali, prima di iniziare il riscaldamento è il mio favorito; poi c’è Mauro, anche lui corre per Varazze, è parte della storia del podismo ligure, un mostro sacro, ora un po’ acciaccato, ma sempre temibile, poi un paio di ragazzi mai visti, atleti che sono in vacanza da queste parti. Uno lo scorgo alla fine del riscaldamento, ha il n°66 sul petto, adesso è lui quello che dò vincente. Un fascio di muscoli, gambe scolpite, squadrate, sguardo concentrato. Sento Finnico (il mio alter ego “demoniaco” che mi accompagna e spesso prende il sopravvento durante le corse) che vuole emergere, lo sento ruggire dentro di me, fatico a controllarlo, le occhiate che rivolgo ai miei “avversari” sono piuttosto eloquenti. Metto la musica nelle orecchie per concentrarmi, parlotto con Simone e Gian, i guerrieri Run&Motion che hanno corso con me, qualche scatto.
Schierati sulla linea del via, un mondo ovattato, attutito nei rumori cala su di me, sento prepotente Finnico, come una fiera che ha annusato sangue, farsi largo nel mio Io, questa volta non combatto per trattenerlo, lo lascio uscire e travolgere la mia mente con un urlo selvaggio. Il via giunge quasi come una liberazione, se deve essere battaglia, deve esserlo da subito.
Senza rispettare nessuna strategia e nessun benché minimo senso logico parto subito davanti. E ci rimarrò fino alla fine. Il primo pezzo, su asfalto è pianeggiante, sono poche centinaia di metri, dove sento il respiro degli altri atleti ed il rumore dei loro passi, poi inizia la salita. Alla primo tornante sono già solo, sterrato, ciottolato e un po’ di asfalto si susseguono, ma i miei occhi, o quelli di Finnico, vedono solo le frecce bianche disegnate a terra che indicano la via. La strada è più dura del previsto, il mio corpo rantola subendo uno sforzo che una parte di me ritiene insopportabile, mentre un’altra parte gode e ringrazia per la prova a cui la sto sottoponendo.
Sento qualche parola del pubblico sul percorso, chiaramente non la capisco, grugnisco in segno di risposta.
Arrivo alla discesa, mi lancio a tutta, noncurante dei cartelli di pericolo e delle raccomandazioni prima della partenza. In effetti è brutta, ma mi permette di respirare, quindi mi piace. Rientro sull’asfalto, sono sempre da solo, penso ormai di essere arrivato, quando, malefico scherzo del destino, ancora sterrato, ancora salita, dei gradoni allucinanti, i quadricipiti urlano, i glutei chiedono perdono. Ma non mollo. Mi lancio sull’ultima parte del percorso, ancora discesa, ma i rumori di Varigotti ora sono vicini. Un paio di urli per far scansare escursionisti dal sentiero, un’ultima scalinata e finalmente asfalto… come un razzo mi getto sulla parte finale del percorso, entro nel centro di Varigotti, sempre solo. Vedo gli uomini dell’organizzazione, sento i loro applausi e i loro complimenti, Finnico rientra e gli ultimi 50 metri sono solo di Federico. Da solo.
Taglio il traguardo con un semplice cenno, cerco Paride con lo sguardo, lui mi schiaccia l’occhio soddisfatto, l’organizzazione mi sbatte in mano il premio, ironia della sorte una cassa colma di bottiglie di vini di ogni tipo… dovevano saperlo che non bevo. Il numero 66 arriva secondo dopo un paio di minuti. subito dietro di lui arriva Gilberto. Poi gli altri. Anche Simone e Gian fanno un’ottima gara.
Mi godo questa vittoria. Cosa mi rimane? Beh, qualche piccola considerazione devo pur farla. Quest’anno ho corso 4 gare, tutte brevi (max 11,5 km) e tutte con poco allenamento, sono arrivato 5°, 4°, 2° e 1°. Non ho più voglia di farmi il culo per ore, per poi rimanere fermo dei mesi. Penso che continuerò a correre le gare brevi (se deciderò di correre ancora delle gare), nella Maratona quello che dovevo fare l’ho fatto, penso vada bene così. Il fatto di essere arrivato davanti a Gilberto, mi inorgoglisce parecchio, perché lui è un po’ un mio riferimento, lo considero il più forte di Finale.
Continuerò a dedicare parte dei miei sforzi podistici a Run&Motion, ad insegnare quello che la corsa è per me e che in fondo le gare, pur essendo belle esperienze ed emozioni forti, non sono la parte più importante, ma forse quella meno. Simply Believe.
Federico Saccani

venerdì 3 agosto 2012

La rana nel pozzo

Dedico questa "fiaba" a Run&Motion, a tutti i suoi componenti. La dedico veramente dal cuore. Spero abbiate la voglia e la pazienza di leggerla e di comprenderla nel suo significato più profondo. "I Believe" è nato un po' anche da qui. Io la conobbi tanti anni fa grazie ad un fumetto, e ho sempre, a volte con successo, a volte meno, cercato di farne tesoro e fare in modo che mi indicasse la via da seguire.
Run&Motion è nata per cercare di costruire un qualcosa che nel panorama podistico, a mio avviso, manca. Qualcosa al di fuori dello standard. Qualcosa di speciale. Proviamo a farlo insieme...
Non abbiate paura di fare qualcosa di diverso, non abbiate paura di distinguervi dagli altri.
A voi:

La rana nel pozzo


di Carlos Gonzalez Valles


Un'intera colonia di rane viveva in un pozzo grande e profondo.


Le rane conducevano la propria vita, mantenevano le proprie usanze, cercavano il cibo e gracidavano a più non posso, riempiendo di movimento e di suoni le ombrose profondità di quel pozzo ospitale.


Il loro isolamento dal mondo esterno le proteggeva ed esse vivevano in pace, attente solo ad evitare il secchio che di tanto in tanto qualcuno calava dall'alto per attingere acqua dal pozzo.


Non appena sentivano la carrucola cigolare lanciavano l'allarme, si tuffavano sott'acqua o si aggrappavano alla parete, e aspettavano lì trattenendo il respiro finché il secchio pieno d'acqua non veniva tirato su di nuovo e il pericolo passava.


Una giovane rana, dopo essersi messa al riparo in una di queste occasioni, cominciò a pensare che il secchio, anziché un pericolo, poteva rappresentare un'opportunità.


Lassù in cima riusciva a scorgere un'apertura luminosa come un grande lucernario, il cui aspetto mutava con il giorno e la notte e sulla quale passavano ombre e profili, forme e colori che suggerivano che c'era qualcosa che valeva la pena di conoscere da quella parte del pozzo.


E, soprattutto, c'era quel bel visetto della ragazza dalle trecce d'oro che per un istante ogni giorno si chinava sul parapetto del pozzo per gettare il secchio e tirarlo su in quell'apparizione temuta e attesa.


Tutto ciò andava esplorato.




La giovane rana parlò e tutte le altre la redarguirono aspramente.


Non è mai stato fatto. Sarebbe la rovina della nostra razza. Il cielo ci punirebbe. Saresti persa per sempre. Siamo state fatte per vivere qui e qui possiamo stare bene ed essere felici.


Fuori del pozzo c'è solo desolazione e distruzione.


Non ti azzardare a disobbedire alle leggi dei nostri antenati.


Come può una giovane rana pretendere di saperne più di loro!




La giovane rana attese pazientemente che il secchio fosse calato di nuovo.


Si acquattò nel posto giusto, saltò nel secchio nel momento esatto in cui veniva sollevato e salì con esso tra la meraviglia e l'orrore della comunità degli anfibi.


Il consiglio degli anziani scomunicò la rana fuggitiva e proibì a tutti di parlarne.


La dignità del pozzo andava salvaguardata.




I mesi passarono senza che nessuno la nominasse né la dimenticasse, finché un bel giorno dal parapetto del pozzo si udì un gracidio familiare:


tutte le rane, incuriosite, si radunarono là sotto e videro stagliarsi contro il cielo il noto profilo della rana intraprendente.


Poi al suo fianco apparve un'altra rana e intorno a loro si radunarono sette ranocchietti.


Erano tutti lì a guardare senza azzardarsi a dire nulla, quando la rana parlò da lassù:


« Qui c'è un mondo meraviglioso che vi aspetta. C'è acqua che scorre, non come quella laggiù, e c'è erba verde e tenera che spunta dal terreno, ed è una gioia muovercisi in mezzo, e c'è una gran quantità di piccoli scarabei e insetti gustosi ovunque; ogni giorno si possono mangiare cose diverse.


E poi ci sono tante rane di molti tipi, molte colte e simpatiche, e io ho sposato una di loro e siamo felicissimi, e abbiamo avuto questi sette piccoli che vedete qui con noi.


C'è spazio in abbondanza per tutti voi qui, perché i campi sono immensi al punto che non se ne scorge mai la fine ».




In fondo al pozzo le autorità ufficiali minacciarono la rana che, se fosse tornata giù, sarebbe stata giustiziata per alto tradimento;


ma lei disse che non aveva alcuna intenzione di tornare laggiù, fece gli auguri a tutte e se ne andò con la propria compagna e i sette ranocchietti.




Nelle profondità del pozzo si scatenò un gran tumulto e alcune rane di larghe vedute volevano discutere la proposta, ma le autorità le rimproverarono, proibirono di menzionare lo spiacevole incidente e la vita tornò alla normalità tra le ripide pareti di quell'oscuro pozzo.




La mattina dopo, quando la ragazza dalle trecce d'oro tirò su il secchio dal pozzo, rimase sbalordita nel vedere che era pieno di rane.

mercoledì 1 agosto 2012

Cultura sportiva... e sogni

Un paio di anni fa “conobbi” (virgolettato, perché il nostro è stato un rapporto di amicizia solo virtuale, via pc) una persona su un forum dedicato alle scienze motorie. Questa persona era l’amministratore di quel forum e di tutto il sito che lo conteneva, forum del quale ancora, anche se adesso me ne occupo un po’ meno, sono moderatore, sito del quale sono stato articolista. Il sito si chiama sportbrain.it . La persona in questione si chiama Francesco Martino.
Siamo entrati subito in sintonia, vuoi perché avevamo passioni comuni, dimostrate anche dal percorso universitario simile, ma soprattutto perché entrambi “sognatori”, entrambi con il sogno di dare alle scienze motorie il posto di rilievo che meritano nel panorama universitario e lavorativo italiano (perché nel resto del mondo è già così), entrambi con l’idea che questo passo si potesse fare SOLAMENTE attraverso la diffusione della cultura sportiva; in parole povere attraverso studio, letture, impegno sul campo. Ci abbiamo provato, il progetto sportbrain. it esiste ancora e, anche se marginalmente, ne faccio ancora parte; con Francesco le strade, inevitabilmente, si sono separate, ma la stima ed il rispetto reciproco sono sempre intatti. La strada per ottenere ciò che sognavamo era ed è tuttora durissima, quasi impraticabile, soprattutto a livello politico. Nessun rammarico, abbiamo mosso qualcosa, abbiamo costruito qualcosa; qualcuno sta seguendo le nostre orme, questo mi rende, comunque,soddisfatto del lavoro svolto.
Nel mio piccolo continuo a coltivare questo sogno; soprattutto continuo ad essere convinto che la cultura debba essere il motore primario dei cambiamenti, soprattutto di quelli duraturi, o meglio, di quelli che si vuole fare durare nel tempo.
Stile Libero ci prova, abbandonando i corsi di gruppo, concentrandosi su di un lavoro un pochino più indirizzato sulla persona, cercando di costruire programmi di allenamento che rispettino la fisiologia e la biomeccanica dell’individuo che li richiede, aggiornandosi continuamente, cercando di spiegare le scelte di un esercizio o di un programma piuttosto che un altro; si commettono errori è evidente, siamo ben lungi dall’essere perfetti, ma cerchiamo di percorrere questa strada, quella più difficile.
Con la nascita di ASD Run&Motion il sogno continua, cresce. Avvicinare persone ad una disciplina sportiva, cercare di istruirle su come affrontarla al meglio, questi sono gli obiettivi; i mezzi per raggiungerli sono gli stessi di cui sopra: studio, letture, impegno sul campo. Quindi anche qui, a mio parere, la cultura diventa motore inesauribile di un cambiamento; un cambiamento importante, quello del proprio stile di vita.
Sono molto contento quando vedo che mi si chiedono informazioni sul tipo di scarpe da utilizzare o sul tipo di programma di allenamento più idoneo da seguire, quando vedo qualcuno che timidamente sfoglia le riviste del settore… sono piccoli passi.
Sono importantissimi, fondamentali gli allenamenti, quelli che facciamo di gruppo, dove la didattica dovrebbe essere al primo posto, quelli in solitaria dove cercare di mettere a fuoco ed in pratica ciò che si è imparato, sono belle esperienze le garette, specialmente quelle fatte tutti insieme, senza obiettivi di classifica e/o cronometrici, ma solo per testarsi, divertirsi, sfidarsi, in maniera istintiva, un po’ Zen, senza malizia; ma è altrettanto importante informarsi su quello che si sta facendo, fare domande, studiare.
Ecco, sarei molto felice se, al posto di chiedermi se partecipo o meno ad una gara, mi si chiedesse il titolo di un libro sulla corsa, sull’allenamento, sull’alimentazione… da leggere e studiare.
Credo che in pochi avranno la pazienza di leggere tutto. Sono stato, come al solito, un tantino prolisso. Per quei pochi “simply believe”. Un abbraccio…
Federico Saccani

Conferenza

Domenica 23/09, Palestra Stile Libero e ASD Run&Motion organizzano la conferenza: "Alimentazione, Sport e Salute... per uno stile di vita in movimento", relatore, oltre al sottoscritto, il dott. Luca Speciani, medico e alimentarista, coautore del metodo dieta GIFT e responsabile della rete nazionale di professionisti ad esso collegati (tra cui la dott. sa Marina Toscani). Autore di numerosi libri
di nutrizione e sport (ricordiamo: Dieta GIFT, dieta di segnale; Oltre l'alimentazione dello sportivo, Lo Zen e l'arte della corsa...) è responsabile medico nutrizionale della nazionale di ultramaratoina dal 2009, collaboratore delle risviste Correre e Triathlete. Inoltre sarà l'occasione per presentare la Palestra Stile Libero come punto GIFT, dove trovare consulenza alimentare (con la dott. sa Marina Toscani) ed informazioni sul metodo, nonchè i libri del dott. Speciani e, primi in Liguria, tutta una serie di prodotti alimentari "certificati" GIFT, cioè che rispettano alcune regole importanti ed indispensabili riguardanti la composizione degli stessi (assenza di zuccheri, edulcloranti, conservanti artificiali... per info: http://dietagift.eurosalus.com/notizie/ultime/lieto-evento-in-casa-gift-nasce-la-linea-di-prodotti-consigliati.html ).
23/09/2012 presso sala conferenze de Palazzo Ricci in FinalBorgo, ingresso libero... noi siamo pronti, Finale sarà pronta per il cambiamento? Stay tuned... a breve evento ed ulteriori info ;-)

Carbuta 29/07/12

Domenica pomeriggio gran bella giornata di sport. Evitando inutili commenti sulla gara e sul mio ottimo piazzamento (comunque sono arrivato secondo, e visto come sono conciato e la qualità del primo classificato, sono molto contento), era l'atmosfera generale, la semplicità del luogo e dell'organizzazione, il clima di amicizia e rispetto tra i podisti in competizione che è stato esemplare ed emotivamente coinvolgente.
Run&Motion si è presentata con un gran numero di partecipanti, attivi (che hanno corso) e non (che hanno sostenuto, incitato, tifato e
incoraggiato...!!!), ai quali vanno tutti i miei complimenti e ringraziamenti. Un ringraziamento particolare a Marina e Paride, per l'incondizionato aiuto morale e per il sostegno emotivo.
Warrior Spirit Never Dies!!!
Federico Saccani

giovedì 26 luglio 2012

La giusta rotta...

Non mi diverte più; o per lo meno, mi diverte raramente. Riesco a ritrovare lo spirito iniziale solo in alcuni, rari momenti. Sicuramente è per colpa mia, non sono stato capito, probabilmente non sono riuscito a farmi capire. Non era quello che speravo diventasse. Cercavo, volevo, pensavo a qualcosa di diverso, di incontaminato. La testa prima del resto, non il contrario. Invece vedo poca testa e tanto altro… e mi piace poco.
Non si deve abbandonare la speranza, quello è ovvio, ed in effetti qualcosa si muove, lento, quasi timoroso, ma si muove. Forse devo lavorare su quello, puntare su ciò che risponde agli stimoli, non lo so. L’unica cosa di cui sono certo è che il capitano deve abbandonare per ultimo la propria nave. Quindi sarà lotta fino alla fine, come sempre, cercando di rimediare agli errori commessi, evitando, possibilmente, di compierne degli altri, ma senza fare un passo indietro dalla rotta tracciata. Perché quella è la rotta giusta…
Federico Saccani

sabato 30 giugno 2012

L'ultimo dei Mohicani?



Ecco il nuovo look... in 30 giorni sono passato da capelli lunghi 30 cm a lunghi 3 mm... vorrà dire qualcosa?