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Amici

venerdì 28 dicembre 2012

Discesa...




Scesi lungo la scala. Buia, fredda. Non so quale forza arcana mi spingesse a farlo. La paura attanagliava i visceri, forza misteriosa che invece di bloccare i miei passi, li accelerava, quasi una corsa vorticosa fino all’essenza più profonda del mio essere. Fino alla luce, abbagliante, quasi da non riuscire a tenere gli occhi aperti. Ci misi qualche secondo ad abituarmi, il passaggio repentino dall’oscurità assoluta a quel bagliore di fuoco quasi tolse il respiro. Finché non vidi… il vecchio col bastone sorrideva, la sua mano nodosa tesa ad indicare il punto d’origine della luce. Solo in quel momento mi resi conto. Lo specchio dal quale scaturiva quel lampo accecante mostrava un volto. Il mio. O forse no. Occhi, mostrava occhi che mi fissavano.

Fu la pioggia a svegliare la mia mente dal viaggio onirico nel quale si era tuffata. I miei passi riecheggiavano sul selciato umido, la strada era quella conosciuta. Ora conoscevo anche la direzione da seguire…

Federico Saccani

domenica 23 dicembre 2012

Messaggio





Hanno sempre avuto su di me un fascino irresistibile i messaggi nelle bottiglie di vetro. Affidare al destino, alla sorte o comunque ad un qualcosa di imponderabile una parte di noi ha un che di magico, di misterioso, di profondo.
L’era che stiamo attraversando è dominata, invece, dall’ istantaneità comunicativa: il messaggio inviato, dal pc o dal telefono ha la prerogativa di essere immediato; scrivo e invio. Consegnato. Letto.
Sicuramente comodo ed efficiente, indispensabile in alcuni casi.
Oggi ho provato qualcosa di diverso.
Un passo indietro, un respiro profondo, gli occhi chiusi. Il tempo di un pensiero, di un battito d’ali di una farfalla, un refolo di vento, una parola sussurrata, le braccia distese al cielo, il messaggio consegnato ad un petalo di fiore, lanciato nel vuoto.
Un po’ come la bottiglia buttata in mare, ho lasciato alla magia del fato l’incarico di superare i confini di spazio e tempo e, sono sicuro, farà in modo che la missiva arrivi a destinazione. E sarà la persona giusta a riceverla.
Federico Saccani

venerdì 21 dicembre 2012

La leggenda della luna piena




In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.
In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.
Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:
- Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-
- Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo.
La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.
- Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.
Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.
Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.
I lupi lo sanno… E ululano festosi alla luna piena.

giovedì 20 dicembre 2012

Universo...


Oggi va così...

"La via più chiara per penetrare nell’universo
passa nell’intrico di una foresta"
(John Muir)


Credo che non serva aggiungere altro

mercoledì 19 dicembre 2012

Fine del mondo?





Due giorni alla supposta fine del mondo. Quindi è tempo di bilanci. Bilanci che andrebbero fatti comunque, visto che, Maya o no, il 2012, è arrivato al capolinea.

Immaginate un tuffo in mare. Forza, chiudete gli occhi e provate a vivere le sensazioni… il rumore dell’acqua che si infrange, gli schizzi che colpiscono il corpo che, affondando, si trova sempre più bagnato, quasi senza rendersene conto, l’acqua fredda, o calda che scivola sulla pelle durante l’emersione, un respiro… tutto in un’istante.

Questo è stato il mio 2012, un tuffo in mare, e scrivere queste mie impressioni con la musica che la radio sta passando adesso è quasi da brividi (http://www.youtube.com/watch?v=lhfzk9124fw ). Un tuffo in mare, dicevo, si perché la sensazione è quella di riemergere dopo un istante senza fiato, sento la pelle bagnata da emozioni, forti, fortissime, vissute in un istante durato 365 giorni.

Ho visto, tra ieri e oggi, due amici che non pensavo di incontrare, uno è un “lupo”, quindi anche senza “contatto fisico” (ci vediamo un paio di volte l’anno, non di più), siamo comunque sempre molto vicini, mi ha dato tanto, ha contribuito a plasmare la mia persona e personalità; l’altro erano addirittura anni che non avevo notizie, un’amicizia nata in palestra, senza chiedere e pretendere nulla. Sono venuti a cercarmi, a salutarmi, ci siamo abbracciati, non una di quelle strette fasulle, tanto per fare, un abbraccio vero, carico di affetto, che si dà solo a chi si vuole bene, occhi sinceri, trasparenti, nessuna maschera. Nessuna maschera. Amicizia vera. Questa cosa mi ha fatto pensare… forse il mondo finisce davvero, forse è giusto, quindi, che scriva “due righe” in merito…

Come faccio a raccontare tutto un anno? Beh, non si può, ed infatti non lo farò; ma voglio evidenziare come le emozioni si siano susseguite senza sosta, giorno dopo giorno, in una vita frenetica, che ha visto Stile Libero emergere come non mai, ha visto la nascita di ASD Run&Motion, la mia creatura, coltivata e curata con anni di passioni e sacrifici, di levatacce alle 5, di corse da solo, al freddo più gelido o al caldo più torrido, allevata con cuore colmo e condivisa con chi è stato (e continua ad essere) così sensibile da credere; credere in qualcosa di diverso, di profondo, di vero. I sorrisi e le facce stanche, ma soddisfatte, di chi ogni volta si mette o si è messo in gioco, e non parlo di competizioni, troppo facile, ma di chi sfida o ha sfidato se stesso, sempre come se fosse la prima. O l’ultima. Persone, si persone,  gambe, braccia, cuori, respiri, occhi… soprattutto occhi che ho incrociato in quest’anno, occhi che hanno lasciato una traccia in me, alcuni flebile, alcuni invisibile, alcuni indelebile e abbracci, molti falsi, come i sorrisi che li accompagnavano, altri timidi, altri veri, forti, indimenticabili; voci, parole menzognere, dette con arroganza e supponenza, da chi crede che l’apparire sia più importante dell’essere, parole sincere, dette con il cuore o con lo sguardo da esseri speciali che mi regalano e mi hanno regalato momenti di serenità e pace incancellabili, recepite, comprese e conservate nei miei recessi più intimi e segreti (e per questo più preziosi). L’Osteopatia, appena sfiorata in questi due mesi, ma interiorizzata come raramente mi era successo, resa mio stile di vita, dove l’uomo è l’uno ed il tutto, dove il nulla è l’origine della realtà, dove le dualità ed i conflitti diventano un’energia unica, di pace ed armonia. I sogni, miei, vividi e reali, che continuano come un faro a guidare il mio cammino; non sopravvivrei senza, sono ossigeno, sono fuoco, sono vento che mi spinge avanti, anche quando sembra che tutto vada indietro; chi mi ama, sempre e comunque; chi amo, sempre e comunque; chi ha creduto e continua a credere in me, chi lascia che io creda in lui. Un anno di energia che mi ha reso persona come non mai, ma che ha tirato fuori la mia parte animale più viva e più vera. Uomo e lupo.

Non ho fatto nomi, ma non ce n’ era bisogno. Voi sapete.

Ho una sensazione strana. Chissà, forse il mondo finirà davvero…

Federico Saccani

martedì 18 dicembre 2012

Intro




Avvolto nei miei pensieri mi ha rapito una luce nera, violenta di notte…
Mi sussurrava amore, un dolore, dolce in eterno…
Guardando la mia vita, ho trovato fuoco che brucia, ridendo di fatica…
Cercavo me stesso, e nello specchio ho visto un volto che mi fissava.
Senza fiato ho urlato al vuoto, inghiottito in un mare senza fine.

domenica 16 dicembre 2012

Impronte



“Quando l’allievo è pronto, il Maestro appare” recita un detto Zen. Ad una visione rapida e superficiale potrebbe sembrare una frase legata al mondo delle Arti marziali, o comunque ad una sfera di cultura orientaleggiante, dando al termine Maestro, un’accezione di particolare riverenza, quasi timorosa. A mio modesto modo di vedere, questa frase racchiude invece un significato diverso, più profondo o quantomeno più completo. Penso che stia a significare che le cose accadono nel momento preciso in cui sono destinate ad accadere; si prendono decisioni, si incontrano persone, nascono rapporti di lavoro, storie d’amore… quando le condizioni sono quelle giuste perché questo succeda; in tal senso i termini allievo e maestro perdono di contrapposizione e (come è giusto che sia) rimangono sullo stesso piano, confermando il fatto che la nostra visione piuttosto duale della vita (bianco/nero, luce/oscurità, freddo/caldo, corpo/anima…) è tristemente limitata.
Ho preso questa lunga, filosofica rincorsa, per dire, semplicemente, come alcuni momenti della mia vita, anzi, in questo caso alcune persone (ma che in effetti sono legate per quello che ho detto prima a determinati periodi temporali) abbiano lasciato un segno indelebile dentro di me; ognuna a suo modo, ognuna con le sue particolarità, ma tutte hanno marchiato a fuoco il mio essere, il mio esistere.
Il tatuaggio che ho fatto ieri vuole essere un “omaggio” a queste persone.
Non chiedetemi di dire chi sono, non rivelerò i nomi nemmeno sotto tortura, ma sono cinque persone che hanno segnato la mia vita, cinque “lupi” che hanno lasciato la loro impronta dentro di me. Per sempre.
Ogni impronta ha un significato, ha uno scopo, una ragione, è l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine, è il tutto ed il nulla, rappresenta la forza che regola l’armonia dell’universo e, le persone simboleggiate sono “apparse quando ero pronto”, nel momento in cui dovevano apparire, rendendo il nostro vivere “duale” una cosa sola. Ho tutte queste persone dentro di me, a profondità diverse, ma tutte ugualmente importanti. Ormai inseparabili, legati con l’invisibile filo del destino.
Federico Saccani


venerdì 14 dicembre 2012

Sogni




Hanno provato a toglierci tutto. Catturati ed incatenati a doppia mandata in schemi di comportamento rigidamente stereotipati, ci hanno messo i paraocchi e tramite la comunicazione di massa convinti che stessimo vivendo il meglio, offrendoci il peggio.
Li vedo ridere, presuntuosi ed arroganti, fieri di averci negato ogni possibilità, ritenendosi al sicuro, dietro i loro cancelli fatti di menzogne e di segreti, agitano il pugno per aria, manifestando il loro orrore ed il loro disprezzo per coloro che provano ancora a vivere. Ancora dolore, ancora fatica, ancora ingiustizia, convinti di averci privato della voglia di credere.
Si sbagliano.
Non ci hanno tolto tutto, non ne sono capaci…
La capacità di sognare. Quella non ce la toglieranno mai. Chiudere gli occhi e rifugiarsi in un mondo pulito, un mondo dove tutto è desiderio e tutto è realizzabile, senza confini, senza timori, soli o in compagnia, dove tutto è uno, dove l’uno è il tutto. Provate, provate… un respiro profondo… immaginate, liberi. Un brivido bollente di ghiaccio scendere lungo la schiena, un raggio di luce nera di notte che vi avvolge, uno sguardo innamorato, una lacrima, un sorriso, un bambino che corre su un prato, un fiume impetuoso, il profumo di un fiore…
I sogni non moriranno mai…
Federico Saccani

mercoledì 12 dicembre 2012

Maschere




Rari sono gli esempi di coraggio. Ogni tanto se ne vede qualcuno, esaltato più o meno giustamente dai media, altri rimangono silenti, conservati nel cuore di chi li ha compiuti o di chi si è trovato suo malgrado protagonista, ma unici sono quelli che pur avendo un risalto pressoché nullo, colpiscono per la loro forza.  Vorrei parlare proprio di questo. Il coraggio di mostrarsi per quello che si è, nel male e nel bene, belli, brutti, alti, bassi, buoni, cattivi, ribelli, conservatori… e  chi più ne ha più ne metta. Facile eh? Non proprio. Si deve essere in grado di credere, non un credo di tipo religioso, perlomeno non solo, o non per tutti, ma un’assoluta fiducia nel tutto e nel nulla, nulla inteso come origine della realtà, dell’universo e delle forze che lo compongono. Non è un concetto che riesco a spiegare benissimo, me ne rendo conto, ma scegliere di essere se stessi non è cosa così immediata da comprendere, forse non si può nemmeno comprendere, ma senz’altro si può vivere e far vivere agli altri. Io vedo maschere, vedo falsi sorrisi, vedo sguardi vacui, inespressivi, parole gettate in un baratro di menzogne che a spirale precipitano senza speranza, giustificazioni inutili e colpe inesistenti che vengono scaricate su spalle troppo sensibili. Siamo circondati da individui mascherati, attori che recitano una commedia della quale vorrebbero essere protagonisti, ma sono relegati ad un ruolo di comprimari, comparse di un mondo che avrebbero potuto vivere, ma si limitano ad attraversare, pallide pantomime di loro stessi, involucri agghiaccianti sempre pronti a giudicare senza mai sottoporsi al giudizio dell’assunzione di responsabilità.
In questo apocalittico scenario si muovono persone vere. Poche, ma non pochissime, con paure folli, ma con il coraggio di affrontarle, hanno l’arduo destino di portare la luce in un’epoca di penombra. Si trovano tra loro senza cercarsi, fili inconsapevoli della rete inestricabile che è il destino, comunicano con profondità, mostrandosi ed accettandosi per quello che sono. Hanno momenti di debolezza che trasformano in forza, hanno tristezza che trasformano in gioia, hanno pensieri che trasformano in azioni. Chi riesce ad incontrarle è un privilegiato. Per due motivi, il primo perché le ha incontrate, il secondo perché è come loro…
Federico Saccani